Tumore dell’endometrio avanzato, la ricerca italiana apre una nuova stagione di cure

Oltre 8mila nuove diagnosi l’anno in Italia: i test molecolari diventano decisivi per scegliere il trattamento giusto per ogni paziente

Per le donne con tumore dell’endometrio avanzato arrivano due buone notizie dalla ricerca: un nuovo farmaco che allunga la vita e un’immunoterapia che, per alcune pazienti, permette di fare a meno della chemioterapia.

I risultati presentati a Madrid

I dati sono stati presentati al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), tra gli studi considerati più importanti dell’anno, e pubblicati nello stesso momento sulla rivista The Lancet. In entrambe le ricerche hanno avuto un ruolo di guida i medici italiani del gruppo Mito.

In Italia il tumore dell’endometrio è il quarto più diffuso tra le donne, con circa 8650 nuovi casi nel 2024. E i numeri sono in aumento.

Sette mesi di vita in più

Il primo studio, TroFuse-005, ha seguito 776 donne in 31 Paesi. Tutte avevano un tumore dell’endometrio avanzato o tornato dopo le cure, e avevano già ricevuto chemioterapia e immunoterapia senza riuscire a fermare la malattia.

Le pazienti sono state trattate con sacituzumab tirumotecan, un farmaco che funziona come un ‘cavallo di Troia’: riconosce una proteina presente sulle cellule malate, chiamata Trop2, e porta il farmaco antitumorale direttamente al loro interno.

Rispetto alla chemioterapia tradizionale, la sopravvivenza è passata da 12 a 19 mesi e il rischio di morte si è ridotto del 32%. La malattia è rimasta stabile più a lungo, 7,2 mesi contro 3,9, e il tumore si è ridotto in un numero doppio di pazienti: il 35% contro il 17%.

Per Domenica Lorusso, che ha coordinato lo studio a livello internazionale e dirige la ginecologia oncologica dell’ospedale Humanitas San Pio X, questi dati potrebbero “cambiare il modo in cui trattiamo le pazienti”.

Immunoterapia senza chemio per una paziente su quattro

Il secondo studio, Keynote-C93, riguarda le donne con un difetto nel sistema che ripara gli errori del Dna, chiamato dMmr. Questa caratteristica è presente in circa un caso su quattro e rende il tumore più facile da riconoscere per le difese dell’organismo.

In queste pazienti è stato provato l’immunoterapico pembrolizumab da solo, senza chemioterapia. Il risultato: la malattia è rimasta sotto controllo per 38 mesi, contro gli 8 della chemioterapia. Dopo tre anni era in vita il 70% delle donne trattate con l’immunoterapia, contro il 62% delle altre.

Una scelta in più per le pazienti

Oggi queste donne ricevono di solito immunoterapia e chemioterapia insieme. “Ma non tutte le pazienti – spiega Sandro Pignata, coordinatore europeo dello studio e direttore dell’oncologia medica della Fondazione Pascale di Napoli – sono candidabili alla chemioterapia”. Senza chemio, inoltre, le pazienti hanno vissuto meglio, con meno effetti pesanti sulla vita di tutti i giorni.

Per il tumore dell’endometrio avanzato si aprono così due percorsi: uno per chi ha già provato le cure standard, l’altro per chi ha il difetto dMmr e può affidarsi alla sola immunoterapia. A indicare quale scegliere sarà sempre più un test sulle caratteristiche del tumore.

© Riproduzione riservata

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