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Il “prezzo” dell’insularità: all’Elba servono 41 anni di stipendio per comprare casa

La pressione dei visitatori soffoca i residenti. Contro le difficoltà di stabilirsi nell'arcipelago servono politiche abitative a canoni equi

PORTOFERRAIO – L’isola d’Elba è un gioiello del Mediterraneo, ma per chi la abita dodici mesi l’anno, la bellezza ha un prezzo altissimo. La fotografia scattata dall’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica), presentata oggi alla commissione Sviluppo economico presieduta da Brenda Barnini, rivela una realtà fatta di diseconomie di scala, svantaggi sociali e una pressione turistica che finisce per soffocare i residenti.

Il dato più impressionante riguarda il mercato immobiliare. Se in Toscana, mediamente, occorrono 23 annualità di reddito per acquistare un’abitazione, all’Isola d’Elba ne servono ben 41. Questo gap rende quasi impossibile stabilirsi sull’isola per giovani coppie e lavoratori dei servizi essenziali. L’ospedale di Portoferraio, ad esempio, soffre la carenza di personale proprio perché medici e infermieri rinunciano agli incarichi a causa dell’insostenibile costo degli affitti e degli alloggi.

L’Elba soffre di una ‘iperspecializzazione’ nel settore turistico. Se da un lato le presenze per abitante sono altissime, dall’altro questo genera una stagionalità estrema. Il tasso di occupazione è significativamente più basso rispetto alla media regionale, mentre la disoccupazione e il lavoro irregolare pesano sulla qualità della vita. L’istituto sottolinea anche un “costo psicologico dell’isolamento”: meno opportunità di studio per i giovani, minore mobilità sociale e servizi pubblici più difficili da erogare a causa della ridotta massa critica di popolazione.

Le reazioni in Commissione non si sono fatte attendere. Marcella Amadio (FdI) ha puntato il dito sulla necessità di potenziare l’aeroporto e le foresterie per i sanitari, lamentando ritardi decisionali della Regione. Sul fronte opposto, Alessandro Franchi (Pd) ha evidenziato come lo studio debba servire da base per affrancare l’isola dalla dipendenza esclusiva dal turismo balneare, cercando nuove strade di sviluppo. Irene Galletti (M5s) ha invece sollevato il tema dei fondi europei, avvertendo del rischio di futuri tagli legati a politiche di accentramento delle risorse.

Le possibili soluzioni

Il rapporto Irpet non si limita alla cronaca dei problemi, ma suggerisce un mix di interventi urgenti per invertire la rotta:

Contenimento degli impatti turistici: limitazione degli affitti brevi e controlli sul lavoro nero.

Mobilità sostenibile: riduzione dell’accesso di auto private e potenziamento dei collegamenti digitali.

Politiche abitative: creazione di soluzioni a canone accessibile per residenti e operatori del settore pubblico.

Semplificazione: superamento della frammentazione tra i vari comuni dell’isola per una gestione amministrativa unitaria e più efficace.

L’obiettivo comune è trasformare l’Elba da un’area “periferica” che cumula le criticità delle zone interne a un modello di innovazione e sostenibilità, dove l’accoglienza turistica non viaggi più a discapito dei diritti basilari di chi la abita.

© Riproduzione riservata

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