PISA – Sconfitta pesante per il Pisa contro il Como di Fabregas, al termine della gara sono intervenuti il tecnico Alberto Gilardino, Coppola e Piccinini.
Le parole di Gilardino
Il tecnico analizza la sconfitta con lucidità, ma senza nascondere l’amarezza per un punteggio (0-3) che definisce “troppo ampio”.
“Per 68 minuti abbiamo tenuto testa a una corazzata costruita per la Champions”, spiega Gilardino.
La squadra è rimasta compatta, corta, concedendo poco al possesso palla asfissiante degli avversari.
Il rammarico è tutto nelle occasioni mancate. “Se fossimo passati noi in vantaggio, avremmo visto un’altra gara”, ammette. Invece, l’episodio del primo gol subito fa male: “Mi sono arrabbiato tantissimo. Avevamo preparato la gara per chiudere le giocate centrali, eppure lì ci siamo fatti bucare troppo facilmente”.
C’è poi un problema di fatturato offensivo, ma solo tra le mura amiche. Se in trasferta il Pisa segna a raffica (Milano, Torino, Cagliari, Sassuolo), all’Arena la porta sembra stregata.
“Se non creassimo nulla sarei preoccupato, ma la squadra arriva lì”, sottolinea il mister. Serve fiducia, serve limare i difetti, ma l’atteggiamento propositivo non manca.
Il gennaio del Pisa passa inevitabilmente dalle trattative.
Sui singoli, Gilardino elogia l’esordio del giovane Coppola (“partita importante al netto dell’ingenuità finale”) e aspetta Durusimi: “Ha voluto fortemente il Pisa, ci ha impressionato la sua voglia. Ora deve ritrovare la condizione fisica”.
Il messaggio per il resto del gruppo, e in particolare su Nzola, è invece un ultimatum chiaro. “Dovrò parlare con la società. Per il girone di ritorno ho bisogno di gente collegata, che voglia mettersi in discussione al 110%”.
Nessuno sconto: chi resta deve avere “un unico pensiero fisso”: la salvezza.
Il calendario non ha aiutato (“chi l’ha stilato non è stato carino con noi”), la rosa è corta e gli infortuni pesano. Ma Gilardino rifiuta la resa.
“Sono dispiaciuto per i ragazzi e per i tifosi, meriterebbero vittorie per quello che fanno vedere”.
La strada è una sola: trovare sul mercato profili affamati, disposti a venire a Pisa per “battagliare” quattro mesi. Senza distrazioni.
Le dichiarazioni di Coppola e Piccinini
Negli spogliatoi dell’Arena Garibaldi la delusione è palpabile, ma c’è chi non si nasconde dietro frasi di circostanza. Gabriele Piccinini ci mette la faccia, e la sua analisi è un mix di rabbia e lucidità che colpisce.
“In questo momento sono incavolato nero – esordisce il centrocampista –. Per 70 minuti giochiamo alla pari contro squadre che lottano per la Champions, creiamo tanto, ma alla fine portiamo a casa zero. Vedere i miei compagni così arrabbiati mi fa male, perché so quanto lavoriamo e quanto ci teniamo a difendere questo sogno chiamato Serie A”.
“Al primo tiro del secondo tempo prendiamo gol e perdiamo un po’ di fiducia e distanze – ammette Piccinini –. Il Como è una squadra che si permette di inserire Sergi Roberto al 90′, il livello è altissimo. Ma non possiamo accettare di raccogliere così poco. Ci manca quel maledetto 1% in più. Dobbiamo trovarlo tutti assieme, subito, perché servono sette vittorie nel girone di ritorno per salvarci”.
Tra tanta amarezza, c’è una nota lieta: l’esordio in serie A di Francesco Coppola. Schierato titolare a sorpresa (“L’ho saputo mezz’ora prima della riunione tecnica e ho detto che ero pronto”), il giovane difensore ha retto l’urto nonostante i mesi di stop per infortunio.
“Ho provato una grande emozione, soprattutto per il calore dell’Arena – racconta Coppola –. L’infortunio mi ha tolto il ritiro e mesi di lavoro, ma ora mi sento bene”.
Per lui arrivano anche i complimenti a sorpresa di Cesc Fabregas, tecnico avversario, riferiti dai giornalisti in sala stampa: “Non lo sapevo, lo ringrazio molto”, sorride il ragazzo, incassando anche l’abbraccio pubblico del compagno Piccinini: “Non era facile giocare a questo livello dopo tanto tempo, bravo Francesco”.
Il “caso” Arena e il problema del gol
Se fuori casa il Pisa segna, in casa la porta sembra stregata (solo un gol in 10 partite). Ma Piccinini respinge l’idea di un blocco psicologico legato allo stadio: “Nessun problema Arena, anzi, è il nostro fortino. I tifosi ci trascinano e noi lo sentiamo. Basta poco per accendere la scintilla”.
E sulla mancanza di qualità offensiva ipotizzata da qualcuno, il leader nerazzurro è netto: “La qualità non manca. Ci arriviamo sempre lì davanti. Abbiamo caratteristiche precise, come lo stacco di Idri (Touré, ndr) che nessuno riesce a contrastare. Forse l’anno scorso ci girava meglio e la palla entrava per caso, ora dobbiamo fare qualcosa in più. Ma ne usciremo, ci metto la mano sul fuoco”.



