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lunedì 23 Febbraio 2026
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Violenze e minacce per garantire ai cinesi la priorità nella richiesta di protezione internazionale: indagati in due

Chiedevano il 'pizzo' da 1000 a 1500 euro per far rientrare chi pagava fra i 10 utenti settimanali escludendo gli altri dalla coda

PRATO – Un vero e proprio ‘racket delle file’ quello smantellato all’alba di oggi (23 febbraio) dalla Squadra Mobile di Prato, che ha messo fine a un lucroso e violento giro d’affari che gravitava intorno agli accessi all’ufficio immigrazione della Questura. Al centro dell’inchiesta della procura di Prato si trovano due cittadini cinesi di 47 anni, ritenuti i promotori di un sistema gerarchico che controllava ogni lunedì mattina l’accesso alle procedure per ottenere il permesso di protezione internazionale.

Il meccanismo, oliato da mesi di attività illecita, era tanto semplice quanto spietato: i richiedenti di origine cinese pagavano ai due indagati cifre variabili tra i mille e i 1500 euro per garantirsi un posto utile in graduatoria. Poiché l’accesso agli uffici è limitato a soli dieci utenti per sessione ogni settimana, gli indagati piazzavano nella fila almeno tredici collaboratori che occupavano fisicamente lo spazio per conto dei paganti, impedendo o ritardando l’accesso a tutti gli altri utenti legittimi.

Ma non era solo una questione di compravendita di posti: a reggere il sistema era la violenza pura. Chi tentava di inserirsi nella fila senza aver pagato il ‘pizzo’ veniva brutalmente allontanato. Le aggressioni, di stampo etnico, sono state indirizzate sistematicamente verso cittadini nordafricani e pakistani per assicurare la precedenza a chi accettava il ricatto. Lo scorso 4 gennaio, due egiziani sono stati selvaggiamente picchiati con l’uso di bastoni e costretti alla fuga per liberare il posto. L’ultima brutale aggressione è avvenuta proprio questa mattina (23 febbraio) ai danni di un cittadino pakistano che cercava da tempo di accedere agli uffici.

Le indagini, condotte con rapidità dalla Squadra Mobile a partire dal gennaio 2026, sono culminate oggi nell’esecuzione di decreti di perquisizione personale, locale e informatica. Durante il blitz, gli agenti hanno sequestrato documentazione inerente alle pratiche di asilo e protezione internazionale, oltre a 3mila euro in contanti ritenuti provento dell’attività illecita.

Un duro colpo a un sistema che sfruttava la disperazione e la necessità di regolarizzazione per alimentare un mercato nero basato sulla sopraffazione fisica e l’intimidazione.

© Riproduzione riservata

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