PRATO – Un abisso di inumanità e violenza è stato scoperchiato tra le mura del carcere La Dogaia, portando alla luce un sistema di soprusi che il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, ha tradotto in accuse pesantissime: tortura, violenza sessuale e lesioni personali aggravate.
Le indagini, condotte con meticolosa precisione dalla procura, hanno svelato il calvario di un detenuto italiano di 46 anni, vittima per quattro mesi delle condotte efferate del compagno di cella, un cittadino marocchino di 39 anni ristretto per reati di droga. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima è stata sottoposta a un trattamento inumano e degradante, finalizzato a annientarne la dignità: dalle percosse quotidiane con manici di scopa all’obbligo di restare sveglio la notte, fino a umiliazioni atroci come il vedersi rovesciare il bidone dei rifiuti sulla testa o assistere al rogo delle foto dei propri familiari.
Il quadro accusatorio si fa ancora più cupo nel descrivere i dettagli delle violenze sessuali. L’indagato avrebbe costretto il compagno di cella a subire penetrazioni anali forzate utilizzando manici di scopa cosparsi di sapone e lo avrebbe indotto ad atti di auto-erotismo e auto-penetrazione sotto minaccia. In un episodio raccapricciante, dopo avergli gettato addosso dell’acqua, l’aggressore gli avrebbe urinato addosso nel bagno della cella. A questo scenario di violenza si affiancavano estorsioni continue per ottenere tabacco, prodotti alimentari e beni di marca, come scarpe e orologi, che la vittima era costretta a farsi portare dai genitori. La procura, nel notificare l’avviso di conclusione delle indagini, ha sottolineato come la collaborazione della vittima sia stata fondamentale, rivolgendo un appello esplicito agli altri detenuti affinché denuncino eventuali abusi subiti all’interno dell’istituto.
L’inchiesta sulla tortura si inserisce in un contesto di illegalità diffusa che sembra non dare tregua alla struttura pratese. Proprio nella giornata di ieri (9 gennaio), nonostante le recenti operazioni di polizia giudiziaria che avevano portato a massicci sequestri, è stato rinvenuto un nuovo pacco nelle aree comuni esterne, protetto da cellophane e contenente un microcellulare insieme a dosi di hashish e cocaina. Questi episodi, secondo il Ppocuratore Tescaroli, confermano la necessità impellente di un potenziamento tecnologico e organico della struttura.
La procura ha infatti sollecitato l’installazione di reti anti-lancio, sistemi anti-drone per neutralizzare i rifornimenti aerei, una rete capillare di telecamere e un incremento del personale di vigilanza armata per garantire un monitoraggio efficace, specialmente durante le ore notturne, quando il silenzio dei corridoi rischia di coprire il grido delle vittime.



