Domenico Caruso, ha dedicato l’intera esistenza alla nobilitazione della cultura popolare e della lingua della Calabria. La sua parabola umana e professionale è rimasta indissolubilmente legata a San Martino di Taurianova, suo luogo di nascita, che ha rappresentato il fulcro geografico e spirituale della sua vasta produzione letteraria.
Percorso formativo e impegno civile
Sebbene il suo iter accademico presso la facoltà di lingue sia stato interrotto da necessità economiche, Caruso ha trasformato la sua vocazione pedagogica in una missione di vita. Come docente elementare, ha formato generazioni di giovani, mentre parallelamente svolgeva un ruolo attivo nell’informazione come corrispondente per testate di rilievo quali Il Tempo e per la Rai.
Questa doppia veste di educatore e cronista gli ha permesso di osservare la realtà calabrese con uno sguardo profondo, capace di unire l’attualità alla memoria storica.
L’opera: ora dialetto e divulgazione digitale
La figura di Caruso si distingue per essere stata una delle voci più autorevoli nello studio del dialetto calabrese. La sua scrittura, che spazia dalla poesia alla saggistica storica, ha trovato nel vernacolo lo strumento d’elezione per esprimere l’identità regionale.
Pioniere del Web: Già nel 1996, con un intuito fuori dal comune per l’epoca, Caruso comprese le potenzialità della rete, utilizzando internet per esportare oltre i confini regionali il folklore, le tradizioni e la storia della Piana di Gioia Tauro.
Tematiche Ricorrenti: Nelle sue numerose pubblicazioni (che contano decine di volumi tra il 1961 e il 2023), Caruso ha esplorato la vita dei santi (in particolare Martino di Tours), le biografie degli uomini illustri di Calabria e l’analisi antropologica di usi e costumi locali.
Riconoscimenti e collaborazioni illustri
L’alto valore scientifico delle sue ricerche è confermato dall’attenzione prestata da eminenti linguisti. Il suo nome compare, infatti, in opere fondamentali come il Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria di Gerhard Rohlfs, che ne ha riconosciuto l’importanza come fonte e studioso.
Durante la sua lunga carriera, ha ricevuto premi letterari di prestigio, tra cui il premio Mondo domani (1963) e Alla ricerca del folk italiano (1972), a testimonianza di una produzione che non è mai stata semplice esercizio nostalgico, ma rigorosa indagine culturale.
Eredità poetica
Le sue liriche, tra cui spiccano componimenti come ‘U barveri o Calabrisi jeu sugnu e mi ‘ndi vantu, restano oggi pietre miliari di una letteratura che rivendica con orgoglio le proprie radici, elevando il quotidiano e l’umile a dignità d’arte.
Il ponte tra Calabria e Toscana: l’ammirazione per Dante Alighieri
Pur radicato profondamente nella sua terra, Domenico Caruso nutre una grande ammirazione per la Toscana e per Dante Alighieri, considerato un maestro universale di poesia e pensiero. Caruso vede in Dante il modello di un intellettuale capace di unire competenza e sensibilità, un riferimento che si riflette nelle sue opere.
La Toscana, con la sua ricchezza storica e culturale, rappresenta per Caruso una fonte inesauribile di ispirazione. Il legame con questa regione si rafforza attraverso il confronto tra i detti pisani e calabresi, una ricerca che evidenzia le profonde radici culturali condivise tra le due terre. L’idea di un gemellaggio culturale tra Toscana e Calabria, come sviluppato nel testo Storia della Calabria: Toscana chiama Calabria, segna l’inizio di un percorso di esplorazione che abbraccia anche le figure emblematiche della città di Pisa.
Tra i simboli più suggestivi di Pisa spicca San Ranieri, patrono della città, celebrato ogni anno con la tradizionale Luminaria del 16 giugno. La sua trasformazione spirituale e la sua vita dedicata alla fede, alla penitenza e ai miracoli lo rendono un esempio di dedizione e santità. Il Duomo di Pisa, che conserva le sue spoglie, si affianca al Battistero e alla celebre Torre Pendente, formando così il Prato dei Miracoli. Questo luogo straordinario non solo unisce bellezza artistica e sacralità, ma, allo stesso tempo, incarna anche l’essenza della spiritualità e della storia. Inoltre, come sottolineava Bargellini: ‘Miracoli d’arte, certo, ma sbocciati sui miracoli della santità’.
Pisa non è solo San Ranieri: anche Giacomo Leopardi trovò in questa città un rifugio e un’ispirazione. Arrivato nel novembre del 1827, il poeta fu affascinato dalla quiete dei Lungarni, tanto da scrivere alla sorella Paolina che il clima della città gli sembrava una beatitudine. In quel periodo compose alcuni dei suoi capolavori, tra cui A Silvia e Il Risorgimento, trovando nuova forza creativa in un ambiente raccolto e vicino alla sua sensibilità. Il poeta Domenico Caruso, nel suo sonetto dedicato a Leopardi, ne coglie l’essenza e la sua lotta interiore, esprimendo l’eternità della sua arte e il tormento che ha caratterizzato la sua esistenza.
Pur appartenendo a contesti diversi, Leopardi e San Ranieri, Dante e la cultura calabrese sono accomunati da un filo invisibile che li lega attraverso il tempo. Il loro lascito, infatti, ha garantito loro un posto eterno nella letteratura e nella spiritualità. Il confronto tra i detti pisani e calabresi sottolinea come la cultura popolare e il linguaggio abbiano costruito un ponte tra queste due terre. Danno voce a una tradizione che continua a vivere nelle espressioni quotidiane del popolo.
A Giacomo Leopardi
Vorrei lenire la tua iniqua pena,
fratello nel dolor, vate sincero:
il borgo ignora il tuo pensiero
e tracotante esistenza mena.
Potevi rimaner nell’infinito
per una pace che non ha confini,
invece di seguire noi meschini
dal vento spinti sempre in ogni sito.
Cessato ha Silvia il melodioso canto
che ascoltavi fra le sudate carte:
la vera amica è solo l’arte
che accompagna il ferace pianto.
Nasce l’uomo a fatica e ben lo sai,
non è solo per te la vita dura:
ingrata si rivela la natura
sorda per tutti i nostri forti lai.
L’anima tua non sarà mai vinta
dalla malnata disperata sorte,
dopo l’arrivo di sorella morte
virtù viva sprezziam lodiamo estinta.



