Undici luoghi, un unico dolore. Da Sant’Anna di Stazzema al Padule di Fucecchio, passando per Civitella Val di Chiana e Livorno. La geografia dell’orrore nazifascista in Toscana rivive nelle pagine di “Per non dimenticare”, il nuovo libro curato da AUSER.
Presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati, il volume non è una semplice raccolta di fatti storici. È un’antologia di testimonianze vive, raccolte durante le Giornate della Memoria promosse dall’associazione. L’obiettivo è chiaro: restituire voce alle vittime per costruire un argine contro l’oblio.
“La memoria è un’operazione per il futuro”, ha scandito il presidente della Regione Eugenio Giani. Il governatore ha ricordato con commozione l’eccidio di Niccioleta. Lì persero la vita i compagni di scuola di Padre Ernesto Balducci, giovani destinati alla miniera e falciati dalla barbarie. Un episodio che segnò per sempre il pensiero del religioso toscano, convincendolo che la pace va preparata con la cultura, non con le armi. Giani ha poi allargato lo sguardo all’attualità, dedicando un pensiero alle vittime della repressione in Iran, a dimostrazione che la libertà va difesa ovunque.
Duro l’intervento di Vannino Chiti. L’ex presidente della Regione ha lanciato un allarme preciso: “La democrazia non è scontata ed è sotto attacco, anche dove sembrava solida”. Chiti ha puntato il dito contro il revisionismo storico, ribadendo che il fascismo è stato violenza fin dalle origini, ben prima delle leggi razziali del ’38. “I valori della nostra Costituzione non sono compatibili con nessuna ideologia totalitaria”, ha chiosato.
Per Renato Campinoti, presidente di AUSER Toscana, il libro nasce da un’urgenza civica. “Non c’era più certezza su valori un tempo condivisi”, spiega. Di fronte ai tentativi di riscrivere la Costituzione o di alterare gli equilibri democratici, l’associazione ha scelto di “essere vigile” partendo proprio dalla memoria.
A chiudere il cerchio è stato Bernard Dika, portavoce del presidente Giani. Il suo è un invito alla responsabilità individuale. “L’odio non è iniziato con le camere a gas, ma molto prima, nei gesti quotidiani”, ha avvertito. La lezione del 1944 è ancora valida: la pace vera si costruisce rifiutando la violenza ogni giorno, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità.



