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Viaggi, cibo e cultura: boom del turismo Dop nel 2025. Toscana ai vertici della classifica nazionale

Indagine Fondazione Qualivita premia le specialità regionali certificate. Crescono festival ed eventi legati alle tradizioni locali con numeri mai visti prima

Il connubio tra le eccellenze agroalimentari e la scoperta del territorio si conferma una delle leve più potenti per l’economia dell’accoglienza in Italia, e la Toscana recita un ruolo da assoluta protagonista in questo scenario. A certificarlo è la fotografia scattata dal secondo Rapporto Turismo DOP, un’indagine approfondita curata dalla Fondazione Qualivita in sinergia con Origin Italia e con il supporto del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf).

Toscana al vertice: i segreti del successo

Analizzando i dati relativi al 2025, il report evidenzia un trend in forte espansione che coinvolge 16 regioni su 20. Incrociando oltre venti indicatori specifici forniti dall’Osservatorio di settore e da fonti ufficiali, la Toscana si piazza saldamente ai vertici della classifica nazionale, condividendo il blocco di testa con Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. A fare la differenza per il territorio toscano, secondo l’analisi, è un mix vincente di tre fattori: la presenza di filiere produttive storicamente solide, un’attrattiva turistica ampiamente consolidata a livello globale e, fattore cruciale, la capacità dei Consorzi di tutela di agire come veri e propri registi dello sviluppo locale, garantendo una governance strutturata.

I numeri di un settore in espansione

Allargando lo sguardo all’intero panorama italiano, il 2025 ha fatto registrare numeri da record. Le iniziative legate al mondo delle Indicazioni Geografiche sono state 667, segnando un netto +12% (pari a 73 attività in più) rispetto all’anno precedente. L’accelerazione più vigorosa riguarda la creazione di eventi veri e propri: festival culturali, appuntamenti sportivi, feste e degustazioni hanno toccato quota 292, con un balzo in avanti del 26%. A dimostrazione del grande fermento progettuale del comparto, si contano ben 60 manifestazioni giunte quest’anno alla loro prima edizione, capaci di coinvolgere anche le filiere più piccole.

La spinta dell’Europa e il ruolo dei Consorzi

Questo cambio di marcia non è casuale, ma è il frutto della tempestiva applicazione del Regolamento europeo 2024/1143, che ha ufficialmente inserito la gestione turistica tra le competenze dei Consorzi di tutela. Come sottolineato da Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, queste realtà hanno assunto una centralità inedita nel coordinare i vari attori per offrire esperienze credibili. Un concetto ribadito dal direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati, che evidenzia la nascita di una vera “logica di rete”: nel 2025 sono scesi in campo ben 376 Consorzi, supportati da quasi 500 enti e associazioni locali. Una sinergia pubblico-privata in cui tutela del prodotto e promozione territoriale si alimentano a vicenda.

L’identikit del Turista Dop

La vera novità dell’edizione 2025 è però l’indagine condotta direttamente sui viaggiatori durante gli eventi. Cosa cerca chi fa Turismo Dop? Se per il 63 per cento degli intervistati la molla principale resta la degustazione, il dato più significativo riguarda la fiducia: ben il 76 per cento dei visitatori riconosce nel Consorzio l’unico vero garante dell’autenticità di ciò che sta assaggiando. L’esperienza ha inoltre un forte impatto didattico: dopo la visita, il 64% dei turisti dichiara di aver compreso meglio le caratteristiche del prodotto, il 54 per cento ne ha imparato il metodo di lavorazione e il 53 per cento ha arricchito il proprio bagaglio sulla storia e la cultura locale.

Dalla Treccani all’Unesco

Il Turismo DOP è ormai uscito dalla nicchia per diventare un fenomeno sociologico e mediatico. Lo dimostrano le oltre 700 citazioni registrate sulla stampa nel corso del 2025 e, soprattutto, l’ingresso ufficiale del termine come nuovo lemma nel vocabolario Treccani. Un dinamismo che attira i grandi operatori (esemplificativo il lancio di Vinitaly Tourism), stimola la ricerca accademica (con 24 studi scientifici mappati quest’anno contro i 17 del 2024) e mobilita la politica, con 116 atti legislativi prodotti a vari livelli istituzionali. Sullo sfondo, pronto a fungere da ulteriore e potentissimo volàno per il settore, c’è il recente riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio dell’UNESCO, un traguardo in cui i prodotti a marchio non figurano come semplici materie prime, ma come autentici pilastri culturali.

© Riproduzione riservata

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