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Azienda ‘clone’ per eludere il fisco e per la frode internazionale: maxi sequestro della Finanza nell’Empolese

Oltre un milione di euro di rimborsi Iva fantasma generati attraverso triangolazioni tra Toscana e Romania: frode carosello stroncata prima dell'incasso totale

EMPOLi – – Un presunto crac architettato a tavolino per sfuggire ai debiti con l’erario, unito a un vasto giro di false fatturazioni con ramificazioni internazionali. È il quadro tracciato dalla Guardia di finanza di Firenze, che nelle scorse ore ha fatto scattare i sigilli per una società a responsabilità limitata dell’Empolese, attiva nel settore del commercio alimentare all’ingrosso e al dettaglio.

Su delega della procura fiorentina, i militari della locale compagnia e della sezione di polizia giudiziaria hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo firmato dal Giudice per le indagini preliminari. La misura ha colpito le quote sociali, l’intero complesso dei beni e un ramo d’azienda. Per assicurare la continuità produttiva e tutelare le pretese dei creditori, le redini dell’attività sono state affidate a un amministratore giudiziario.

Il trucco dell’azienda ‘clone’

L’operazione odierna rappresenta il culmine di una complessa indagine che aveva già portato il tribunale fallimentare a dichiarare la liquidazione giudiziale dell’impresa, ormai irrimediabilmente compromessa da una pesante mole di debiti verso lo Stato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli amministratori (sia di fatto che di diritto) avrebbero ideato uno stratagemma per salvare i profitti e abbandonare le passività. Il piano prevedeva l’affitto del ramo d’azienda a una seconda società, creata con la medesima compagine sociale. Questa nuova entità ha proseguito l’attività commerciale utilizzando gli stessi mezzi e gli stessi dipendenti, ma omettendo sistematicamente di pagare gran parte dei canoni di locazione. In questo modo, l’impresa originaria è stata progressivamente svuotata, trasformandosi in una scatola vuota destinata a farsi carico di tutti i debiti erariali.

La frode ‘carosello’ e i crediti Iva fantasma

I vertici della società finita sotto sequestro per bancarotta fraudolenta sono inoltre protagonisti di un parallelo filone investigativo. Il prossimo 5 maggio 2026 compariranno infatti davanti al Giudice per l’udienza preliminare insieme ad altri indagati, per un totale di undici persone a rischio processo. L’accusa, in questo caso, è di aver messo in piedi una frode fiscale di tipo ‘carosello’ nel triennio compreso tra il 2019 e il 2021. Sfruttando una complessa triangolazione commerciale tra aziende fittizie dislocate in Toscana (proprio nell’area dell’Empolese Valdelsa), in Campania e in Romania, il gruppo sarebbe riuscito a maturare illecitamente crediti Iva per oltre un milione di euro. Un tesoretto che gli indagati chiedevano poi a rimborso allo Stato, anche se l’intervento tempestivo delle Fiamme Gialle ha permesso di intercettare e bloccare l’erogazione di circa seicentomila euro.

I finanziamenti garantiti dallo Stato

Il meccanismo delle false fatturazioni, unito alla manipolazione dei dati di bilancio, avrebbe inoltre consentito alla società di presentarsi come solida e affidabile agli occhi degli istituti di credito. Ingannando due diverse banche, l’impresa ha così percepito indebitamente prestiti per 305mila euro, fondi erogati con la copertura e la garanzia statale del Fondo Mediocredito Centrale.

Tutte le misure eseguite si inseriscono nella fase delle indagini preliminari. I destinatari dei provvedimenti sono pertanto da considerarsi presunti innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo delle responsabilità con sentenza irrevocabile.

© Riproduzione riservata

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