FIRENZE – Il caso del carcere di Sollicciano approda all’esame dei giudici della Consulta. Il tribunale di sorveglianza di Firenze ha infatti sollevato una questione di legittimità costituzionale legata alle condizioni di detenzione nella casa circondariale fiorentina, chiedendo un chiarimento sulla normativa che regola l’esecuzione della pena.
Alla base della decisione ci sono le criticità strutturali e igieniche segnalate nelle celle, descritte nei provvedimenti giudiziari come ambienti interessati da infiltrazioni d’acqua, presenza di insetti e condizioni igienico-sanitarie problematiche. In alcuni casi gli spazi detentivi risultano particolarmente ridotti, con più persone costrette a condividere stanze di dimensioni limitate.
La vicenda nasce dal ricorso presentato nel febbraio 2024 dagli avvocati Michele Passione e Nicola Muncibì, difensori di un detenuto condannato a 22 anni di reclusione e ristretto nell’istituto penitenziario fiorentino con fine pena nel 2042. Nel corso del procedimento il tribunale di sorveglianza di Firenze, presieduto da Marcello Bortolato, aveva già ordinato all’amministrazione penitenziaria di intervenire per rimuovere le condizioni ritenute lesive dei diritti fondamentali del detenuto.
Tra gli interventi richiesti figuravano lavori di manutenzione straordinaria, l’impermeabilizzazione delle coperture degli edifici, la presenza di acqua calda nelle celle e operazioni di disinfestazione per contrastare la presenza di parassiti. Tuttavia, secondo quanto evidenziato dai giudici, gli interventi necessari non sarebbero stati realizzati nei tempi indicati.
Proprio per questo il Tribunale ha deciso di investire della questione la Corte Costituzionale. Il nodo riguarda l’interpretazione delle norme che disciplinano il differimento dell’esecuzione della pena e la possibilità di applicarlo anche quando la detenzione avviene in condizioni ritenute incompatibili con il rispetto della dignità della persona.
Attualmente la legge consente di rinviare l’esecuzione della pena solo in situazioni specifiche, come gravi condizioni di salute. I giudici fiorentini chiedono invece alla Consulta di valutare se l’ordinamento debba prevedere strumenti anche per i casi in cui le condizioni materiali della detenzione risultino particolarmente degradanti.



