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Gallerie degli Uffizi: concluso il restauro strutturale dello Scalone Lorenese, riapre l’ingresso monumentale

Dopo otto anni tornano visitabili antichi spazi fiorentini dipinti con tinte pastello. Direttore annuncia fine cantieri su maestosi gradini settecenteschi

FIRENZE – Le Gallerie degli Uffizi riacquisiscono uno dei propri snodi architettonici di maggior prestigio e valenza storica. A seguito di un prolungato periodo di chiusura e di complessi interventi di ingegneria conservativa, viene ufficialmente restituito alla fruizione pubblica lo Scalone Lorenese, il maestoso ingresso monumentale che immette al percorso espositivo del polo museale.

L’interdizione dell’area risale al 2018, fase in cui l’ambiente è stato integralmente inglobato all’interno dei cantieri previsti per il piano dei Nuovi Uffizi. La chiusura si è resa indispensabile per permettere un delicato intervento di consolidamento statico, mirato al rinforzo della struttura lignea deputata a sostenere le volte dello scalone. L’operazione architettonica di messa in sicurezza ha richiesto un intero anno di lavori attivi, giungendo a compimento definitivo nel corso delle ultime settimane.

L’attuale disposizione dell’ambiente è stata curata con l’obiettivo di riproporre fedelmente la configurazione originaria del 24 giugno 1769. In quella data, in concomitanza con le celebrazioni per il patrono San Giovanni, il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena inaugurò l’apertura della Galleria ai cittadini, un atto riformatore che posizionò l’istituzione fiorentina tra le primissime realtà museali in senso moderno a livello globale.

Ad accogliere i visitatori odierni, così come i “forestieri” del Settecento, vi è una formale iscrizione di benvenuto in lingua latina, redatta in origine dal direttore del museo, l’abate Luigi Lanzi. Al di sopra della targa commemorativa troneggia il busto marmoreo in stile classico di Pietro Leopoldo, opera realizzata nel XVIII secolo dallo scultore Francesco Carradori.

L’apparato celebrativo si estende alla dinastia dei Medici, fondatori e principali artefici dello sterminato patrimonio artistico della Galleria. I busti dei regnanti, da Cosimo I fino a Giangastone, sono esposti sulla sommità dello scalone, poggiati su imponenti sgabelloni realizzati in legno. A corredo di ciascun ritratto marmoreo, ulteriori epigrafi latine composte dal Lanzi ne tramandano i meriti collezionistici. L’intera parata scultorea è infine sovrastata dal grande stemma ligneo policromo a firma di Baccio d’Agnolo.

L’architettura neoclassica dello scalone porta la firma di Zanobi Del Rosso, architetto di corte della dinastia lorenese. L’identità visiva dell’ambiente è fortemente caratterizzata dalla particolare tinta delle pareti, il cosiddetto “verde Lorena” (una miscela di terra verde e verderame). Questa specifica coloritura, ispirata ai dettami dello stile Rococò diffuso nell’Impero austro-ungarico e già impiegata in altri complessi granducali come la Specola, Poggio Imperiale, la Kaffeehaus e la Limonaia di Boboli, era stata recuperata e ripristinata in precedenza, durante una campagna di restauro degli intonaci e degli stucchi condotta tra il 2005 e il 2007.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, ha inquadrato la riapertura all’interno di un più ampio disegno di normalizzazione logistica dell’ente. La riconsegna dello Scalone Lorenese, ha sottolineato il direttore, segna la chiusura di un ulteriore cantiere storico durato otto anni, ponendosi in continuità con altri recenti traguardi istituzionali, tra cui la riapertura del Corridoio Vasariano e la rimozione della gru ventennale dal Piazzale degli Uffizi.

© Riproduzione riservata

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