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Inaugurato il monumento dedicato a Leonardo Da Vinci nella sua città natale

L'opera in marmo dello scultore Filippo Tincolini rappresenta il dialogo del paese con il suo massimo rappresentante. Una mostra di foto sulla realizzazione

VINCI – Oggi (15 aprile) in occasione dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, è stato inaugurato il monumento dedicato al genio del Rinascimento, opera pensata e realizzata dallo scultore Filippo Tincolini.

Si tratta di un’opera monumentale in marmo bianco di Carrara dal peso complessivo di 5 tonnellate, composta da una statua che rappresenta Leonardo alta 2 metri e venti, posta sopra un basamento alto 120 centimetri.

Ma il ritorno evocato dal titolo Leonardo torna a Vinci non riguardava il passato. Come ha affermato Filippo Tincolini: “Questo monumento non è una celebrazione. È una conversazione”.

Lo ha ribadito anche Daniele Vanni, sindaco di Vinci: “È un momento di grande valore simbolico per Vinci. Non si è trattato soltanto di accogliere una nuova opera d’arte nello spazio pubblico, ma di dare forma a una riflessione viva e condivisa su ciò che Leonardo rappresenta oggi per il mondo. Abbiamo lavorato con convinzione insieme all’artista al progetto, che ha avuto la capacità di interpretare Leonardo non come un’icona distante, ma come un metodo, uno stimolo continuo alla curiosità, alla ricerca, al dialogo tra saperi”.

Il monumento ha aperto un dialogo tra la città, l’artista e tutti coloro che si confronteranno nel tempo con l’opera, che non dice “Questo è Leonardo”, ma pone a tutti la domanda: “Chi è Leonardo oggi per noi?”. È la lezione di Leonardo: la curiosità come motore della conoscenza, come tensione continua a interrogare il mondo. Leonardo è tornato così come figura contemporanea: non come icona, ma come metodo, come tensione continua verso la conoscenza.

Nella mostra Il tempo e l’istante – Genesi di un’opera Laura Veschi ha seguito Filippo Tincolini nella realizzazione del monumento a Leonardo. Le fotografie hanno mostrato il tempo della scultura. Un tempo che non coincideva con la durata, ma con la responsabilità. Ogni gesto, nella lavorazione del marmo, è stato definitivo. Ogni sottrazione è stata irreversibile. In questo senso, il processo non è mai stato neutro: è stato sempre una presa di posizione, una scelta che non poteva essere ritirata.

Le fotografie di Laura Veschi hanno restituito questa tensione, ma sempre con uno sguardo rispettoso, rimanendo aderenti alla materia, alle superfici, alle soglie in cui la forma cominciava a emergere ma non era ancora compiuta. Il bianco e nero ha accentuato questa scelta, dove ogni fotografia è stata un punto di ingresso nella genesi dell’opera, un frammento che ha restituito ciò che normalmente resta invisibile. Non l’opera come risultato, ma l’opera nel suo farsi.

© Riproduzione riservata

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