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Sgomberi non stop a Firenze, stretta dopo la scomparsa della piccola Kata

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Sgomberi non stop a Firenze, stretta dopo la scomparsa della piccola Kata.

Firenze sotto i riflettori con gli sgomberi uno via l’altro degli stabili occupati.

Sgomberi non stop dopo la scomparsa dall’ex hotel Astor a Firenze della piccola Kata, la bambina di cinque anni che dal 10 giugno 2023 è svanita nel nulla.

Ex hotel Astor primo della lunga serie di sgomberi non stop a Firenze. Ex Astor oggetto di sgombero, presente il sindaco Nardella, il 17 giugno scorso.

Poi la stretta del Viminale sulle occupazioni abusive, con direttiva del ministro Piantedosi ai prefetti in tutta Italia.

Il 13 luglio a Firenze lo sgombero di Villa Pepi, “con la collaborazione del Comune che sta garantendo adeguata tutela a chi ne ha diritto”, come aveva sottolineato il ministro Piantedosi. Stabile di proprietà dell’azienda ospedaliera universitaria di Careggi, dove erano presenti un centinaio di persone.

In data 8 agosto a Firenze liberato uno stabile in via Ponte di Mezzo, “già oggetto di sequestro preventivo dell’autorità giudiziaria”. “Un immobile privato, occupato abusivamente da oltre un anno da soggetti vicini ai movimenti anarchici”, ha illustrato Piantedosi.

In data 17 agosto a Firenze ancora in via Ponte di Mezzo sgombrato un immobile di proprietà di Asl Toscana, “occupato dal 2015 da soggetti gravitanti nell’area antagonista e già oggetto di sequestro preventivo dell’autorità giudiziaria”.

Il 31 agosto sgombrata a Impruneta, Firenze, Villa de Larderel di proprietà della Invimit, che fino al 2016 aveva ospitato il Centro di riabilitazione Don Gnocchi.

All’interno, ha reso noto il Comune di Impruneta, una bambina di pochi giorni.

La direttiva del ministro Piantedosi prevede, tra l’altro, la ricognizione degli immobili in condizione di abbandono, potenzialmente oggetto di occupazione. “In particolare, su questo fronte, le forze di polizia, con il coinvolgimento delle Polizie locali, garantiranno le misure idonee a prevenire nuove occupazioni abusive”.

Fra le misure previste, anche l’effettuazione di un censimento delle persone presenti negli stabili già occupati, “al fine di procedere alla liberazione degli stessi e adottare le misure di tutela che si rendessero necessarie”.

Intanto non si trova la piccola Kata. Kataleya Alvarez scomparsa dall’ex Astor in cui viveva con la famiglia. E con zio Abel, a cui la madre l’aveva affidata sabato 10 giugno giorno della scomparsa. Zio Abel si trova in carcere, arrestato il 5 agosto per presunto racket degli affitti all’interno dell’ex Astor. Zio Abel a Sollicciano anche con l’accusa di tentato omicidio. Il 28 maggio scorso dall’ex Astor precipitò un uomo nel vuoto.

Le indagini proseguono. Si cerca di tenere alta l’attenzione anche con iniziative. Come l’appello allo stadio Franchi in occasione di Fiorentina-Lecce.

Conclusa, il punto del procuratore aggiunto Luca Tescaroli con La Repubblica, l’analisi delle telecamere relative al giorno della scomparsa. Censite tutte le persone e i mezzi transitati sotto le telecamere. Individuate le persone uscite ed entrate nell’ex Astor. Sono in corso accertamenti per chiarire se la bimba abbia potuto lasciare l’Italia in aereo o comunque attraverso le varie frontiere, illustra Tescaroli.

Però Kata ancora non si trova. “L’ipotesi è quella del sequestro di persona a scopo di estorsione. Che potrebbe essere derivato proprio dai rapporti conflittuali che sono sfociati nei gravi delitti commessi durante l’occupazione. Va segnalato che alcuni stretti familiari della bambina sono risultati coinvolti in quei delitti”.

“Esistono elementi concreti per ritenere che alcuni non abbiano detto tutto ciò di cui erano a conoscenza. Invito le persone che sanno a riferire al nostro ufficio, nell’interesse della piccola. È bene ricordare che la legge consente di tutelare chi collabora. Ci auguriamo che la bambina sia ancora viva, speriamo che l’impegno che stiamo riversando ci permetta di conoscere la verità”.

Intanto a Firenze dopo l’ex Astor si procede con gli sgomberi degli stabili occupati. Perché non ci sia un’altra piccola Kata.

 

© Riproduzione riservata

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