FIRENZE – Il cibo sta smettendo di essere un diritto fondamentale per trasformarsi in un privilegio. È questo l’allarme lanciato questa mattina a Palazzo Medici Riccardi durante il convegno Povertà alimentare: la nuova frontiera della povertà sociale, organizzato congiuntamente da Federconsumatori Toscana, Spi Cgil Firenze e Unicoop Firenze. Un incontro per fotografare una crisi silenziosa e presentare strumenti concreti per arginarla.
I numeri di un’emergenza strutturale
La morsa dell’inflazione e del carovita sta ridisegnando la mappa della fragilità in Toscana, dove la povertà assoluta ha raggiunto il 4,9% delle famiglie (circa 60mla nuclei), un dato più che raddoppiato dal 2008. Sebbene inferiore alla media nazionale, la situazione è critica: quasi la metà delle famiglie (48,5%) fatica ad arrivare a fine mese. Il bilancio del 2025 tracciato dagli sportelli di Federconsumatori parla di 7500 persone che hanno chiesto aiuto per l’approvvigionamento alimentare, in maggioranza donne (64%) e stranieri (62%).
A preoccupare maggiormente è la condizione della terza età: nella regione si stimano 276mila anziani a rischio malnutrizione o con cattive abitudini alimentari dovute alla necessità economica. Di questi, ben 140mila risultano già malnutriti. Un paradosso evidente soprattutto a Firenze, città turistica e ricca, dove però emergono nuove vulnerabilità come i lavoratori poveri, schiacciati dal costo degli affitti, e 36.000 anziani fragili.
Le voci dei promotori
Per Laura Grandi (Federconsumatori), garantire l’accesso al cibo significa tutelare la dignità e prevenire gravi ricadute sanitarie. Mario Batistini (Spi Cgil) ha posto l’accento sui pensionati, un tempo al riparo dall’indigenza e oggi costretti a tagliare sulla qualità e quantità della spesa, chiedendo interventi urgenti come la tutela delle pensioni e l’estensione della quattordicesima. Sul fronte della grande distribuzione, Claudio Vanni ha ricordato l’impegno di Unicoop Firenze: nel 2025 la cooperativa ha donato oltre 390 tonnellate di beni di prima necessità, affiancando i buoni spesa e lo storico progetto Buon fine per azzerare gli sprechi.
Per invertire la rotta, i tre enti hanno redatto un decalogo di interventi da sottoporre a istituzioni e associazioni. Tra i punti cardine figurano la creazione di supermercati sociali (empori solidali), la trasformazione dei buoni spesa in strumenti strutturali, il potenziamento delle mense comunitarie, il recupero delle eccedenze agricole e commerciali, e l’istituzione di tavoli di governance territoriale.
A questo si affianca la campagna pratica Cosa metto nel carrello. L’iniziativa punta a educare i cittadini — con un focus speciale sugli studenti delle scuole secondarie — a un consumo consapevole. Attraverso contenuti digitali (accessibili tramite QR Code stampati su apposite sporte), il progetto insegna a leggere le etichette, evitare le trappole del marketing, valorizzare la filiera corta e moderare gli acquisti. L’obiettivo è chiaro: difendere la salute e il portafoglio, combattendo alla radice lo spreco alimentare.



