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Ebola, il report e l’allarme: “I casi reali potrebbero essere il doppio”

(Adnkronos) – L’entità dell’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica democratica del Congo, causata dal virus Bundibugyo, potrebbe essere maggiore di quanto suggeriscono attualmente le cifre diffuse. I dati ufficiali non descriverebbero la complessità del fenomeno, che potrebbe essere ancora ‘sommerso’ almeno in parte. È quanto suggerisce un rapporto pubblicato da ricercatori dell’Imperial College London, in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie regionali.  

Al 16 maggio 2026, nel Paese si registravano già 336 casi sospetti e 88 decessi, con contagi confermati identificati nella provincia di Ituri e 2 ulteriori casi rilevati a Kampala, in Uganda, riguardanti persone che avevano viaggiato dalla regione colpita. Ma gli esperti hanno usato due modelli indipendenti che hanno portato a stime comprese approssimativamente tra 400 e 800, con la possibilità che il totale attuale superi già i mille casi, si legge nella nota.  

“Le nostre analisi suggeriscono che il numero reale potrebbe essere sostanzialmente superiore a quello confermato finora. E questo sottolinea l’urgente necessità di una sorveglianza e di una risposta rapide e coordinate in tutta la regione – ha evidenziato Anne Cori, professoressa associata di modellistica delle malattie infettive -. L’incertezza che circonda le nostre stime evidenzia inoltre l’importanza di raccogliere informazioni più dettagliate sui casi, sia retrospettivamente che prospetticamente, per migliorare la nostra comprensione della situazione e consentire una risposta più efficace”. Nonostante l’incertezza evidenziata nel rapporto, gli autori sono in ogni caso abbastanza certi che vi sia “una sostanziale sottostima dei casi” e “un potenziale di trasmissione più ampia”.  

Il primo metodo utilizzato per produrre le stime si è basato su dati sulla diffusione geografica e sui movimenti della popolazione, analizzando il numero di casi esportati nel vicino Uganda per stimare il numero totale di infezioni nella popolazione di origine. La seconda tecnica ha utilizzato un approccio di retrocalcolo, prendendo gli 88 decessi segnalati e applicando dati storici sul tempo intercorso tra l’insorgenza dei sintomi e il decesso, nonché i tassi di mortalità tipici delle epidemie precedenti. I risultati, ha rimarcato Ruth McCabe, ricercatrice Oms presso l’Imperial College di Londra, “forniscono spunti importanti e tempestivi a supporto della risposta di sanità pubblica a questa epidemia. Sottolineano la necessità di una risposta operativa efficace e mirata, nonché di un supporto per l’attuazione e il rafforzamento degli interventi man mano che la situazione evolve”. 

 

I riflettori, nelle ultime ore, sono accesi in particolare sulla Repubblica democratica del Congo. “Questa epidemia di Ebola è estremamente preoccupante. Durante il fine settimana, sono arrivati casi sospetti all’ospedale di Salama” a Bunia dove “abbiamo un progetto chirurgico”, ma nella struttura “non abbiamo un reparto di isolamento. Il team li ha identificati come casi sospetti e li ha inviati all’ospedale di Bunia”, E’ la testimonianza di Trish Newport, responsabile del programma di emergenza di Medici senza frontiere. 

“L’ospedale di Bunia li ha rimandati indietro dicendo: ‘Il nostro reparto di isolamento è pieno di casi sospetti. Non abbiamo spazio per loro'”. Allora “Il team ha contattato altre strutture sanitarie per verificare se avessero reparti di isolamento. Ogni struttura sanitaria che hanno contattato ha risposto: ‘Siamo pieni di casi sospetti. Non abbiamo più spazio'”, la sintesi che descrive il quadro. “Questo dà un’idea di quanto sia folle la situazione in questo momento”.  

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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