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Il Kraken è esistito davvero e dominava gli oceani. E’ la scoperta a cui sono approdati gli scienziati dell’università di Hokkaido, in Giappone, dopo uno studio su fossili risalenti anche a 100 milioni di anni fa. Il team coordinato dal professor Yasuhiro Iba, paleontologo dell’ateneo nipponico, sostiene che gigantesche piovre – lunghe fino a 20 metri – erano i più temibili predatori in mare nel Cretaceo, l’ultimo periodo dell’era Mesozoica, durato circa 79 milioni di anni da 145 a 66 milioni di anni fa.
“Il nostro studio dimostra che non si trattava semplicemente di versioni ingrandite dei polpi moderni”, dice Iba. “Si trattava di predatori giganti che si collocavano al vertice della catena alimentare marina del Cretaceo. Questo cambia la visione secondo cui i mari in quel periodo fossero dominati solo da grandi predatori vertebrati”, prosegue il ricercatore. Lo studio si è basato su un’analisi dettagliata dei ‘becchi’, le uniche parti rigida del corpo dei polpi che si trovano al centro di ogni singolo tentacolo. Il team ha riesaminato 15 becchi in precedenza attribuiti a esemplari di calamaro. Grazie a tecniche di imaging digitale, il team ha anche scoperto altri 12 becchi di polpo nascosti all’interno di rocce del Cretaceo, risalenti a un periodo compreso tra 72 e 100 milioni di anni fa. In particolare, quindi, i ricercatori sono arrivati alla conclusione secondo cui una specie di ‘kraken’ – il Nanaimoteuthis haggarti – avesse un becco più grande di quello del calamaro gigante moderno, una creatura che raggiunge circa 12 metri di lunghezza e sinora ritenuta il più grande invertebrato.
Gli scienziati, usando come parametro le dimensioni dei polpi moderni, hanno stimato che le dimensioni del Nanaimoteuthis haggarti variassero tra 7 e 19 metri di lunghezza. “Vedere un becco di queste dimensioni è davvero sorprendente, a dire il vero. Era un animale enorme. Di certo non avrei voluto nuotare negli antichi oceani con queste creature nei paraggi”, l’osservazione, come riferisce il Guardian, del professor Thomas Clements, paleobiologo dell’Università di Reading. I polpi moderni non ingoiano le prede intere, ma usano i loro lunghi e flessibili tentacoli per catturarle. Con il becco, sottomettono e smembrano la preda. I ‘kraken’ del Cretaceo, secondo l’analisi dei becchi che appaiono arrotondati o scheggiati, adottavano una strategia simile. “Probabilmente” questi animali “usavano i lunghi tentacoli per afferrare la preda e utilizzavano il becco per frantumare strutture dure come conchiglie o ossa. La notevole usura dei becchi indica un utilizzo frequente”. Le prede, probabilmente, erano pesci, animali con guscio e anche rettili marini giganti come i mosasauri, creature di dimensioni paragonabili a quelle dei kraken. La ricerca ha evidenziato un ulteriore dettaglio. I becchi esaminato appaio più consumati da un lato rispetto all’altro, un’indicazione che lascia supporre una preferenza per un ‘braccio’ utilizzato per compiti specifici, proprio come fanno i polpi moderni. “Questo significa che questi animali non erano solo potenti, ma anche predatori comportamentalmente sofisticati”, chiosa Iba.
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