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Le Olimpiadi di Ghali con Rodari: “Ci sono cose da non fare mai”

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Il boato di San Siro nella Milano in cui è nato

è stato tutto per lui.

Ghali ha recitato ‘Promemoria’ di Rodari.

Non annunciato e non citato e senza primi piani nella cerimonia di apertura per le Olimpiadi Milano Cortina 2026 made in Rai. Ma con i riflettori social tutti per lui. Con un tam tam social ormai virale che parla apertamente di censura in un abbraccio virtuale per Ghali.

Ghali chi? Per chi ancora se lo domandasse, Ghali è il cantautore italiano che in quel Sanremo 2024 firmato Amadeus sul palco dell’Ariston insieme al pupazzo che lo accompagnava nella sua performance pronunciò la frase “Stop al genocidio“. Quando la parola genocidio era più o meno considerata a livello di un’eresia. Quando l’Europa e l’Italia guardavano altrove rispetto a Gaza. Quando soltanto oltre un anno dopo per Gaza si mobiliteranno le piazze anche sull’onda della Flotilla.

Bravo”, gli scrive Amadeus via Instagram. “Noi non saremo mai come loro”, commenta Fiorella Mannoia. “Ti vogliamo bene”, il campione Mattia Furlani. Con migliaia di commenti che applaudono Ghali.

Ghali innominato durante la telecronaca della cerimonia di apertura orchestrata dal direttore di Rai Sport Petrecca.

Sì, è vero che il ministro dello sport Abodi una decina di giorni prima dell’apertura dei Giochi aveva dichiarato “Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo e che non sarà espresso su quel palco”.

Ed è vero che il vicepremier Salvini, pur impegnato nel divorzio leghista tra lanci di accuse con Vannacci, trova il tempo per postare “Penso dormiremo bene lo stesso” rispetto a Ghali che rende noto non avrebbe cantato l’inno italiano.

Non nominato Ghali come non nominate le campionissime del volley Carlotta Cambi e Anna Danesi, oro olimpico e mondiale, e i campionissimi del volley Simone Giannelli, Simone Anzani e Luca Porro, campioni del mondo, tedofori con la fiamma olimpica.

Pervenuta nel riconoscimento Rai solo Paola Egonu.

Non nominato Ghali. Ma in fondo anche Matilda De Angelis è stata annunciata come Mariah Carey poi diventata Matilde per gli amici. E le luci a San Siro sono diventate quelle dello stadio Olimpico.

Ma tant’è. Capita a tutti di sbagliare. Di dimenticare qualche nome. Magari con quasi 10 milioni di telespettatori dati Auditel. Magari con un servizio pubblico con canone a carico dei cittadini.

E dunque può capitare anche di dimenticare il nome di Ghali.
Si chiama così: Ghali.
Di dimenticarsene dopo il post in cui, prima dell’esibizione olimpica, Ghali scrive: “So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo”.
Il giorno dopo la performance olimpica, Ghali: “Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi.
Le persone sono ciò che conta davvero e, in un momento di così tanto odio, vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse. “Ci sono cose da non fare mai”.

 

© Riproduzione riservata

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