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Porto di Livorno, si va verso il commissariamento?

Si fa sempre più difficile la situazione di Davide Gariglio alla guida della Autorità di Sistema Portuale. Tra stallo operativo, rilievi ministeriali e tensioni interne si fa avanti l’ipotesi di una sua rimozione

LIVORNO – L’Autorità di Sistema Portuale potrebbe molto presto essere commissariata?

Il tema della rimozione di Davide Gariglio da presidente e la sua sostituzione con un commissario ‘tecnico’ sta prendendo sempre più piede nell’ambiente portuale e potrebbe avere un suo fondamento reale.

Tale fondamento non è, come si potrebbe pensare, una volontà politica, o almeno lo è in maniera assolutamente residuale (per quanto ne potrebbe essere comunque l’innesco).

La sospensione (poi rimozione) di un presidente si ha sostanzialmente in tre casi: per incompatibilità/conflitto di interesse, gravi violazioni di legge e impossibilità di funzionamento dell’ente.

Guardando al caso livornese, sono gli ultimi due motivi a saltare all’occhio. Partiamo dal terzo: l’ente non sta funzionando affatto bene.

Gariglio è stato nominato commissario dell’ente a giugno 2025 e poi presidente a novembre. Ad oggi è quasi un anno che è al comando di una Autorità ancora allo sbando che non è riuscita a completare né il Comitato di gestione né ad esprimere un segretario generale: in termini pratici questo significa rischiare di non avere il bilancio approvato, lasciare qualsiasi forma di organizzazione interna sospesa e rimandare qualsiasi provvedimento che richieda firme di responsabilità.

Il fatto che, a ridosso della prima nomina (10 mesi fa), Gariglio non avesse scelto un segretario generale ad interim era apparso quantomeno singolare. Si parlò all’epoca di conflitto tra i dirigenti e veti reciproci.

Che oggi ci siano stati problemi (buste anonime a parte lasciate sotto le porte) lo si evince anche dalla relazione degli ispettori ministeriali, consegnata ad aprile 2025, un mese prima dell’insediamento di Gariglio.

Da quel controllo, fatto peraltro acquisendo limitati documenti e con un sopralluogo breve, erano comunque emerse interpretazioni non chiare della legge 84/1994, della normativa sul pubblico impiego e dell’esercizio delle competenze.

Sarebbe emerso anche che alcuni dirigenti avrebbero avallato incarichi e aumenti dei quali hanno anche beneficiato. E tutto ciò in un contesto di non adeguata pubblicità degli atti.

E mentre prosegue un contraddittorio con la Corte dei Conti, non risulta (o almeno ciò non è stato smentito) che l’Autorità di Sistema abbia interrotto l’erogazione del contestato surplus retributivo ai 4 dirigenti impiegati in avvalimento per la Darsena Europa, o almeno abbia provato a sospenderlo consensualmente.

Dirigenti in contrasto, conflitto di interessi, mancato coinvolgimento degli organi di controllo, stallo operativo, spese apparentemente non autorizzate dalla legge, poca trasparenza: questo era parte di quanto contestato dal ministero alla gestione Guerrieri.

Eppure sotto la nuova gestione Gariglio, all’avvicinarsi del primo compleanno, molti di questi problemi non sembrerebbero essere risolti: gli organi di controllo non sono ancora pienamente insediati, gli emolumenti aggiuntivi contestati sarebbero ancora in erogazione e la macchina organizzativa è sostanzialmente ferma, ostaggio di comprensibili riserve di molti dirigenti a prendersi responsabilità proprie di un segretario generale, che Gariglio si ostina a non voler scegliere.

Il collegio dei revisori dei conti inoltre è scaduto e non risulta sia stato rinnovato, suscitando in ambiti ministeriali preoccupazioni sul controllo di legittimità degli atti.

Si tratta di circostanze che prese singolarmente non motiverebbero il commissariamento di un presidente insediato da poco, ma viste nel loro complesso basterebbero a interrompere una gestione nata sotto una cattiva stella e che non sembra prendere una direzione in grado di far sviluppare il principale porto della Toscana che fin dalla gestione Guerrieri galleggia a malapena invece di nuotare. Da qui le voci fondate di una possibile rimozione di Gariglio.

Anche la postura mediale avuta nella crisi del ponte mobile della Darsena Toscana ha dimostrato più un atteggiamento da cauto spettatore che da soggetto in grado di prendere in mano con autorevolezza le redini dello scalo toscano.

E qui viene l’ultimo capitolo, quello politico. I margini operativi dell’Autorità di Sistema sono (e saranno per i prossimi anni) molto stretti: il bilancio è infatti limitato nelle spese dai mutui e dalle somme vincolate sulla Piattaforma Europa.

Detto in altri termini: tutto l’extra che l’Autorità di Sistema vorrà realizzare non potrà essere finanziato dalla liquidità dell’ente ma trasferito dal Ministero delle Infrastrutture. Peccato che sia il presidente Gariglio sia il presidente della Regione Giani stiano facendo di tutto per peggiorare i rapporti col ministro, invece di favorire un matrimonio che potrebbe pacificare il clima interno e aprire nuovi flussi di finanziamento. Il nome per sbloccare la situazione – quello dell’avvocato Gianmarco Mancini – è di nuovo sul tavolo, e basterebbe un po’ di buonsenso e realpolitik per far ripartire la Autorità di Sistema coi benefici di un canale preferenziale con Roma.

© Riproduzione riservata

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