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Marmo, settore in salute: cresce la lavorazione, cala l’estrazione. Boom dell’export

Oltre 600 milioni di euro di materiale esportato con i lavorati che toccano quota 418 milioni certificando il sorpasso del distretto apuano su quello veneto

CARRARA – Oltre 600 milioni di euro di materiale esportato con i lavorati che toccano quota 418 milioni certificando il sorpasso del distretto apuano su quello veneto. A tutto ciò si aggiungano la crescita certificata di investimenti e occupazione giovanile mentre l’estrazione di blocchi tocca i minimi dagli anni ‘70. Sono questi alcuni dei numeri più importanti registrati nel secondo report dell’Osservatorio del Marmo che è stato presentato mercoledì 14 gennaio alla sede di Carrara della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest. Lo studio, frutto della sinergia tra il Comune di Carrara, la Camera di Commercio e il Consorzio zona industriale apuana e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il supporto dell’Istituto studi e ricerche, delinea una filiera che ha saputo reagire alle sfide globali con una strategia basata sulla qualità e su una solida struttura finanziaria, capace di generare valore anche in contesti macroeconomici incerti e mercati sempre più competitivi.

“I dati confortano rispetto agli indirizzi dettati dalla nuova legge e dal piano regionale delle cave – dice l’assessore regionale con delega alla cave Leonardo Marras -. Il prelievo sostenibile e un incentivo alla lavorazione per consolidare una filiera territoriale sono ancora i nostri obiettivi. Tutto ciò dimostra che gli strumenti messi a disposizione dei Comuni, delle imprese e di tutto il mondo del lavoro nella filiera del lapideo stanno funzionando. Apriamo pure il dibattito sulle necessità di aggiornamento della nostra piattaforma di regolazione, sapendo però che abbiamo già una base molto solida su cui continuare a costruire il progetto di una filiera industriale sostenibile che intercetti il più alto valore aggiunto”.

“I numeri di questo secondo rapporto confermano la straordinaria resilienza e la capacità di visione del nostro sistema imprenditoriale – dichiara il presidente della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, Valter Tamburini -. Il ritorno alla leadership nell’export di lavorati non è un risultato casuale, ma il frutto di investimenti in tecnologia e innovazione che le nostre imprese hanno continuato a sostenere nonostante le turbolenze internazionali. Vedere che la redditività netta del marmo resta doppia rispetto alla media provinciale e che il settore continua ad attrarre giovani è il segnale più chiaro della salute della filiera. La Camera di Commercio continuerà a sostenere questo percorso, convinta che il binomio tra identità territoriale e avanguardia tecnologica sia la chiave per vincere le sfide della sostenibilità e della competitività globale”.

Più lavorazione, meno estrazione: questi sono i dati che saltano per primi all’occhio guardando questo rapporto, ma in realtà questi sono solo l’aspetto più evidente di un autentico cambio di passo per l’intero settore ormai avviato da diversi anni – sottolinea la sindaca di Carrara Serena Arrighi -. Nel 2015 la legge regionale ha indicato una strada da seguire e Carrara per prima ha saputo rispondere alla sfide che le venivano poste e a  ritagliarsi sempre di più un ruolo, come le compete per storia, tradizione e capacità, di leader e punto di riferimento. Anno dopo anno abbiamo lavorato per portare definitivamente il comparto marmo nel terzo millennio e lo abbiamo fatto andando a stabilire regole certe e e strumenti chiari. A Carrara in questi anni non solo sono state firmate convenzioni con tutte le imprese escavatrici, ma è stato approvato un nuovo disciplinare per la concessione degli agri marmiferi, è stata introdotta la tracciabilità dei materiali estratti ed è stato creato questo osservatorio sul marmo. I dati di oggi sono frutto di questo lungo e complesso lavoro che sta iniziando a dare i primi importanti frutti. La lavorazione cresce e con essa non solo le ricadute sul territorio, ma anche il valore stesso della produzione, mentre a calare è solo la quantità di materiale portato a valle. La strada intrapresa è quella giusta, ma siamo consapevoli che ci sia ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda le ricadute occupazionali”.

“L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, partner dell’Osservatorio del marmo per il tramite dell’Area Territoriale Massa Carrara dell’Ufficio Adm Toscana 3, ha contribuito all’elaborazione del secondo Rapporto Osservatorio Marmo fornendo i dati relativi ai flussi di esportazione dei prodotti lapidei e dei semilavorati da essi derivanti – spiega Paola Fusai, dirigente dell’Ufficio Adm Toscana 3 -. Nell’ambito dei propri compiti istituzionali di vigilanza e presidio dei confini unionali l’Agenzia favorisce la collaborazione e lo sviluppo di protocolli di intesa con le istituzioni e con le locali realtà produttive. Nelle fasi di elaborazione del rapporto, l’Agenzia ha quindi contribuito a fornire i dati necessari alla definizione quantitativa e qualitativa del marmo e dei prodotti derivanti destinati ad essere esportati verso paesi extraunionali, analizzando le specificità dei prodotti oggetto di esportazione e le relative tendenze. Questa collaborazione sul Rapporto osservatorio Marmo rappresenta, nell’auspicio dell’agenzia, un primo e importante passo per favorire un più ampio confronto finalizzato a supportare le attività produttive locali nello sviluppo delle loro politiche commerciali”.

“In questo secondo anno di attività dell’Osservatorio abbiamo voluto anche iniziare ad affrontare il tema dell’innovazione per il settore del lapideo – dichiarano dal Consorzio Zona industriale apuana – si è, quindi, pensato di fare una prima mappatura, tramite questionari distribuiti personalmente ad un panel di imprese selezionate, delle attività di innovazione che riguardano il medesimo settore, identificando le migliori pratiche, le aspettative, i limiti che le imprese percepiscono per un pieno sviluppo delle pratiche innovative ed anche, infine, alcune particolari suggestioni relative a specifici ambiti di ricerca innovativa che il sistema d’impresa intende sviluppare”.

Nel 2024, secondo i dati Istat, la provincia ha conquistato una quota di mercato pari al 31,1% del valore esportato di materiali lavorati a livello nazionale. Questa performance è stata raggiunta grazie ad un incremento del 12% nel valore delle esportazioni di marmo lavorato rispetto al 2023, raggiungendo i 418 milioni di euro. Se si considera anche il comparto del marmo grezzo, cresciuto dell’8% per un valore di 204 milioni di euro, il totale dell’export provinciale ha superato i 623 milioni di euro complessivi. Questo risultato in termini di valore si inserisce  in un contesto di forte contrazione dei volumi produttivi con l’estrazione dei blocchi che si è fermata a poco più di 600mila tonnellate,  livello più basso registrato dagli anni ’70 ad oggi.

Complessivamente il valore della filiera nel 2023 ha toccato quota 1,4 miliardi di euro. L’investimento medio per singola azienda ha raggiunto 1,7 milioni di euro: un valore elevato se confrontato con la media delle imprese della provincia, che si attesta sugli 780 mila euro. In particolare, il comparto della lavorazione ha guidato questa tendenza con investimenti medi di 2,4 milioni (+3% rispetto al 2022). Nonostante una contrazione del fatturato medio pari al 7% nel 2023, la redditività rimane elevata: l’utile netto medio è passato da 287 mila a 240 mila euro, permettendo all’8,5% dei ricavi di trasformarsi in utile di esercizio, una capacità di generare reddito più che doppia rispetto alla media delle imprese provinciali. Un pilastro del distretto è la forte integrazione in gruppi d’impresa: il 43% degli addetti del settore, dato Istat 2023, opera in aziende appartenenti a un gruppo, incidenza quasi doppia rispetto al 22% della media provinciale. La governance rimane saldamente italiana: il 35% dei lavoratori della filiera fa capo a gruppi nazionali (con punte del 50% nell’estrattivo) contro l’8% di gruppi stranieri. Questa organizzazione favorisce una proiezione globale unica, con il 64% degli addetti impiegato in aziende esportatrici.

Questa solidità patrimoniale si è tradotta in un aumento del numero di addetti che testimonia la resilienza della filiera. Il settore si dimostra inoltre capace di attrarre i giovani: secondo Istat i lavoratori dipendenti tra i 15 e i 29 anni sono aumentati del 27,9% tra il 2015 e il 2023. Anche la presenza femminile nelle aziende ha segnato un progresso, raggiungendo le 552 unità nel 2023, con una crescita dell’8,2% rispetto al 2015.

In sintesi, la seconda edizione dell’Osservatorio del Marmo consegna l’immagine di un distretto che non solo ha saputo difendere la propria identità, ma ha rilanciato la sfida globale attraverso una capacità di investimento e una redditività elevata. La liquidità media per impresa della filiera, pari a circa 600mila euro secondo i dati di bilancio, pur in calo del 16% rispetto all’anno precedente, rimane significativamente superiore alla media provinciale (282 mila euro), garantendo alle aziende le risorse necessarie per affrontare cicli economici complessi e gli investimenti. Il primato riconquistato nell’export di lavorati e l’incremento costante degli investimenti confermano che il “sistema lapideo” apuano non è solo un patrimonio storico, ma un motore della costa toscana, capace di trasformare una risorsa naturale unica in un modello industriale di successo mondiale, fondato sulla qualità del prodotto e sulla competenza delle persone.

© Riproduzione riservata

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