FIRENZE – Svolta decisiva nell’inchiesta Keu sullo smaltimento illecito degli scarti tossici delle concerie di Santa Croce sull’Arno. A cinque anni dai primi arresti, il gup Gianluca Mancuso ha ridimensionato l’impianto accusatorio della procura distrettuale antimafia di Firenze, facendo cadere le accuse più gravi di associazione per delinquere e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Il procedimento è stato ufficialmente sdoppiato in due tronconi processuali che approderanno in estate davanti ai tribunali di Pisa e Arezzo.
Il filone principale si sposta a Pisa, dove il 2 luglio inizierà il processo per corruzione elettorale a carico dell’ex consigliere regionale Pd Andrea Pieroni. Secondo l’accusa, Pieroni si sarebbe impegnato a far approvare un emendamento per esentare il Consorzio Aquarno dalle procedure di autorizzazione integrata ambientale in cambio del sostegno elettorale dei vertici dei conciatori per le regionali 2020. Insieme a lui, figurano tra i 14 imputati gli imprenditori Alessandro Francioni, Aldo Gliozzi e l’avvocato Alberto Benedetti. Sul banco degli imputati siederanno anche i componenti della famiglia Lerose e i responsabili di quattro aziende coinvolte, tra cui l’Associazione Conciatori e il Consorzio Aquarno, chiamate a rispondere per la responsabilità amministrativa delle imprese.
Un secondo troncone è stato invece trasferito per competenza territoriale ad Arezzo, con prima udienza fissata per il 9 luglio. Qui l’imprenditore Francesco Lerose, insieme alla moglie Annamaria Faragò e al figlio Manuel, dovrà rispondere dell’accusa di smaltimento illecito di rifiuti in relazione alle attività della società con sede a Levane di Bucine.
Escono invece definitivamente di scena alcuni dei nomi eccellenti coinvolti inizialmente nell’indagine. Il giudice ha prosciolto l’ex sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, e l’ex capo di gabinetto della Regione Toscana, Ledo Gori, perché “il fatto non sussiste”. Entrambi erano accusati di aver fatto da tramite tra il mondo dell’imprenditoria e quello della politica per favorire i vertici del comparto conciario. Piena assoluzione, infine, anche per i vertici delle aziende orafe aretine Chimet e Tca, ponendo fine al loro coinvolgimento in uno dei casi giudiziari più complessi degli ultimi anni in Toscana.



