FUCECCHIO – Con l’arrivo della stagione estiva cresce il desiderio di abbronzarsi. Per molti è sinonimo di vacanza, per altri di benessere e buona salute. In realtà, dal punto di vista dermatologico, l’abbronzatura non è un indicatore di pelle sana.
E la conferma arriva dallo specialista: “Spesso si pensa che una pelle molto abbronzata sia una pelle sana – afferma il dottor Luca Brandini, dermatologo dell’Ausl Toscana centro all’ospedale San Pietro Igneo di Fucecchio –, ma dal punto di vista medico non è così. L’abbronzatura è una risposta di difesa della cute nei confronti delle radiazioni ultraviolette. La melanina viene prodotta proprio per cercare di limitare i danni che il sole può provocare alle cellule della pelle, danni che nel tempo possono favorire il fotoinvecchiamento e aumentare il rischio di tumori della pelle. Per questo è importante abbandonare l’idea che esporsi a lungo senza adeguate protezioni sia innocuo».
Tra gli errori più frequenti ci sono l’utilizzo di creme con fattori di protezione troppo bassi, la mancata riapplicazione durante la giornata e la scarsa attenzione ad aree particolarmente esposte come naso, orecchie, labbra, dorso delle mani, dorso dei piedi e cuoio capelluto nelle persone con pochi capelli. A questi si aggiunge l’abitudine, ancora molto diffusa, di esporsi nelle ore centrali della giornata, quando l’intensità delle radiazioni UV raggiunge i livelli più elevati.
“Per questo la prevenzione resta l’arma più efficace – riprende Luca Brandini –: è necessario utilizzare creme con fattore di protezione solare (Spf, ‘sun protection factor’) 50+ nelle prime esposizioni, evitare le ore più calde e adottare comportamenti corretti fin dall’infanzia permette di ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare patologie cutanee nel corso della vita”.
Particolare attenzione va riservata ai bambini, agli anziani e alle persone con pelle chiara. In queste categorie è fondamentale evitare l’esposizione tra le 11 e le 16, utilizzare cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi e scegliere creme ad alta protezione. Per gli anziani è inoltre importante verificare l’eventuale assunzione di farmaci che possono aumentare la sensibilità della pelle alla luce solare.
La protezione non riguarda soltanto le giornate trascorse al mare. I raggi Uv raggiungono la pelle anche durante una passeggiata in città, mentre si guida, si pratica attività fisica all’aperto o si lavora sotto il sole. Il danno provocato dalle radiazioni, infatti, non dipende solo dalle scottature ma anche dall’accumulo dell’esposizione nel corso degli anni.
Un altro aspetto centrale è il controllo dei nei. Il rischio di melanoma aumenta con il numero delle scottature, soprattutto nelle persone con fototipo chiaro. Per questo è utile osservare periodicamente la propria pelle seguendo la regola dell’Abcde: asimmetria, bordi irregolari, variazioni di colore, dimensioni superiori a 6 millimetri ed evoluzione nel tempo. Da non sottovalutare anche la comparsa di un nuovo neo molto diverso dagli altri già presenti.
“Conoscere la propria pelle è il primo passo per individuare eventuali segnali di allarme. Osservare periodicamente i nei e prestare attenzione a cambiamenti di forma, colore, dimensioni o alla comparsa di una lesione diversa dalle altre può favorire una diagnosi precoce. In dermatologia il tempo è un fattore importante e non bisogna rimandare una visita specialistica quando qualcosa appare diverso dal solito”, conclude il dermatologo.
Lo specialista ricorda infine che i danni cellulari causati dai raggi Uv non sono completamente reversibili. Molte conseguenze possono essere trattate con terapie dermatologiche o interventi specifici, ma la prevenzione resta il fattore più efficace per proteggere la pelle e ridurre il rischio di sviluppare malattie cutanee nel tempo.



