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Sanità privata, le spese sfiorano i 41 miliardi: aumentano i ricavi ma pesano i costi di gestione

L'analisi dei bilanci dei principali operatori sanitari privati mostra un incremento del fatturato, condizionato però dal forte aumento dei costi operativi

La sanità privata in Italia registra una crescita strutturale della domanda, ma l’aumento del giro d’affari si scontra con una sensibile crescita dei costi di gestione e degli investimenti tecnologici. I dati emersi dall’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe e dall’indagine dell’Area Studi Mediobanca delineano un quadro complesso per la sanità privata, caratterizzato da un forte incremento della spesa diretta da parte delle famiglie e da un aumento dei fatturati dei principali operatori, a fronte di una redditività che fatica a seguire lo stesso ritmo.

Secondo il report della Fondazione Gimbe la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, una cifra che rappresenta il 22,3% della spesa sanitaria totale del Paese. In parallelo, l’analisi di Mediobanca sui 34 principali operatori con fatturato superiore a 100 milioni di euro evidenzia che il comparto ha registrato 12 miliardi di euro di ricavi, segnando un incremento del 5,7% rispetto all’anno precedente e del 15,5% nel confronto con il periodo pre-pandemico.

Questo trend conferma come un numero sempre maggiore di famiglie si rivolga alle strutture private per l’erogazione di visite specialistiche, diagnostica e percorsi riabilitativi. Tuttavia, l’aumento dei volumi di attività non si traduce automaticamente in un incremento dei margini di profitto per le aziende. I dati economici indicano infatti che la redditività complessiva del comparto, sebbene in lieve miglioramento, si mantiene ancora al di sotto dei livelli registrati nel 2019.

A pesare sui bilanci delle imprese sanitarie sono soprattutto i rincari dei costi operativi, la carenza di personale qualificato e la necessità di sostenere ingenti investimenti per l’adeguamento tecnologico. La transizione verso la digitalizzazione, lo sviluppo dei servizi di telemedicina e l’integrazione dei sistemi con il Fascicolo Sanitario Elettronico richiedono lo stanziamento di capitali costanti per garantire la continuità assistenziale e la sicurezza delle prestazioni erogate sul territorio.

“I dati confermano una trasformazione profonda”, spiega la presidente dell’Associazione imprese sanitarie indipendenti (Aisi) Karin Saccomanno, intervenuta nel corso dell’assemblea nazionale dell’ente a Roma. “Cresce il numero di cittadini che si rivolgono alle strutture private, e questo incremento impone investimenti costanti in tecnologie e qualità. I numeri raccontano luci e ombre: da una parte un settore che innova, dall’altra l’aumento dei costi operativi e responsabilità sempre più complesse per gli operatori”.

L’articolazione del comparto, che spazia dall’ospedalità accreditata alle strutture assistenziali per gli anziani, si trova a dover bilanciare la forte domanda di prestazioni con una pressione normativa e gestionale in aumento. Per garantire la sostenibilità economica della sanità privata nel medio periodo, le associazioni di categoria chiedono un superamento dei pregiudizi ideologici e l’avvio di una programmazione di lungo termine basata sull’analisi dei dati reali.

© Riproduzione riservata

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