Stefano Vitelli, il giudice che assolse due volte Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, sostiene che il caso Garlasco rappresenti il paradigma del ragionevole dubbio.
Probabilmente il caso di Antonella Bundu, candidata presidente Regione Toscana con Toscana Rossa, rappresenta il paradigma di una legge elettorale relativa alle elezioni regionali che in Toscana è da rivedere.
Per il semplice motivo che è una legge elettorale che, come è emerso con i 72.321 voti ricevuti da Antonella Bundu il 12 e 13 ottobre scorsi, non dà seguito in toto alla volontà espressa alle urne. E non garantisce una reale rappresentanza politica.
Per il semplice motivo che, più votata da sola di partiti come Lega Salvini, partito di governo Meloni che esprime il vicepremier Matteo Salvini, e Movimento 5 Stelle, Bundu con Toscana Rossa è rimasta fuori dal Consiglio regionale.
E mentre Bundu annuncia il passaggio al Consiglio di Stato dopo il ricorso rigettato dal Tar Toscana, sentenza pubblicata il 19 febbraio, è evidente che la questione oggi riguarda Bundu e Toscana Rossa, ma un domani potrebbe riguardare altre forze politiche.
Come non ha mancato di sottolineare la stessa candidata presidente: “Quella al Tar non è una sconfitta per noi di Toscana Rossa, ma una sconfitta di tutte e tutti, indipendentemente da cosa abbiano votato: viene sconfitto il principio, per cui invece di mettere ostacoli, si dovrebbe favorire quella che è la rappresentanza politica, come dice anche lo Statuto stesso della Regione Toscana”.
Ricordiamo i numeri con cui Antonella Bundu è rimasta fuori dal Consiglio regionale. Con una legge elettorale che in Toscana stabilisce la soglia di sbarramento al 3% in coalizione, al 5% per la lista singola.
Legge elettorale che non è la stessa ovunque nelle Regioni.
Per esempio la Regione Campania con le recenti modifiche ha rivisto la soglia di sbarramento portandola al 2.5%. Per esempio la Regione Calabria, a differenza di Toscana e Campania, non prevede il voto disgiunto. Per esempio la Regione Toscana è l’unica a stabilire un ballottaggio qualora non venga superato il 40% dal candidato presidente più votato.
Una legge elettorale che prevede pure una lista regionale bloccata per cui ci sono consiglieri in Consiglio regionale a prescindere dal voto. Che è facoltativa, ma che Pd, con Melio, Querci e Lorenzetti, e Lega Salvini, con Simoni, hanno utilizzato alle regionali 2025.
E una ripartizione dei seggi nelle varie circoscrizioni che non necessariamente premia il più votato. E alzi la mano chi è bravo a fare i conti con il metodo D’Hondt.
Per esempio alle regionali 2025 Elena Meini più votata di Simoni per Lega Salvini ma esclusa dal Consiglio regionale. Per esempio Francesca Fabbiani più votata di Luca Rossi Romanelli per il Movimento 5 Stelle ma esclusa dal Consiglio regionale
Antonella Bundu, a differenza dei candidati presidente Giani, campo largo centrosinistra, e Tomasi, centrodestra, dopo aver raccolto 10mila firme per potersi candidare, e in poco tempo rispetto al decreto del 13 agosto 2025 con data delle elezioni regionali stabilita 12 e 13 ottobre, ha ribaltato tutti i sondaggi che la fotografavano sì e no al 2%.
Quindi, a fronte d uno sbarramento al 5%, alle urne regionali Bundu ha ottenuto il 5.18% di voti, pari a 72.321 voti ma Toscana Rossa, effetto voto disgiunto, 4.52%.
Il M5S in coalizione campo largo centrosinistra Giani bis con il 4.34 % ha visto l’ingresso di due consiglieri regionali. Lega Salvini con l’allora vicesegretario Vannacci responsabile campagna elettorale in Toscana, appena il 4.38% e un solo consigliere. Il fatto che poi la Lega rimarrà senza consiglieri regionali per il passaggio dell’unico eletto, il blindato Simoni, con Futuro Nazionale di Vannacci è un problema che riguarda Salvini.
Bundu ha superato ampiamente anche il 2.37% della lista civica di Tomasi e 1.15% di Noi Moderati, partito di governo Meloni, sotto soglia di sbarramento pur in coalizione.
Significa tecnicamente, con questo sistema elettorale, che se Antonella Bundu avesse scelto di sostenere Giani o Tomasi, Toscana Rossa avrebbe eletto un paio di consiglieri regionali.
All’indomani dell’elezione bis, Giani dichiarò: “Nel caso di Antonella Bundu per me sarebbe stato giusto fare riferimento al risultato suo più che a quello della lista, e probabilmente questa è una imperfezione della legge elettorale. Sono aspetti che in qualche modo potrebbero essere rivisti e valutati. Mi dispiace per Antonella Bundu, donna di grande serietà e trasparenza, che si sarebbe meritata di entrare e spero possa dare comunque un contributo in consiglio regionale”



