FIRENZE – La rottura è definitiva. Il Consiglio dei Ministri ha deciso: scatta il commissariamento per la Toscana, insieme a Umbria, Sardegna ed Emilia Romagna. Sarà un commissario ad acta a dover attuare il piano di dimensionamento scolastico, ovvero gli accorpamenti degli istituti. Una mossa che colpisce le Regioni che, negli ultimi mesi, si erano opposte ai tagli imposti da Roma.
Lo scontro si è consumato nella seduta odierna del Governo. A rappresentare la Toscana, su delega del presidente Eugenio Giani, c’era l’assessora all’istruzione Alessandra Nardini. Ha spiegato, ancora una volta, perché la Regione aveva scelto di sospendere l’iter. Ma non è bastato.
La reazione dei vertici regionali è durissima. “Fin dal 2023 ripetiamo che sulla scuola pubblica si deve investire, non tagliare“, dichiarano Giani e Nardini. La posizione della Toscana è sempre stata chiara: ricorsi, battaglie in Conferenza delle Regioni e un no deciso alla logica dei tagli lineari.
La Regione aveva provvisoriamente seguito le indicazioni ministeriali, ma aveva poi congelato tutto. Il motivo? Un ricorso straordinario pendente davanti al Presidente della Repubblica. “Sarebbe stato corretto attendere il pronunciamento del Capo dello Stato – sottolineano presidente e assessora – invece il Governo ha proceduto d’imperio”.
Ma c’è un problema tecnico sostanziale, oltre a quello politico. Secondo la Toscana, i tagli si basano su numeri sbagliati. C’è una discrepanza enorme tra le stime del Ministero e la realtà: ballano circa 8mila studenti. I calcoli romani si fermano a 428.679 alunni. L’Ufficio Scolastico Regionale ne certifica invece 436.671 reali. La differenza non è un dettaglio. Se si usassero i dati veri, i tagli scenderebbero da 16 a 8, dimezzando l’impatto sul territorio.
“È una decisione dettata solo dalla volontà di tagliare a tutti i costi”, concludono Giani e Nardini. Il timore ora è per le ricadute: meno qualità didattica e rischi per i posti di lavoro. La Toscana, ricordano, aveva già razionalizzato la rete scolastica in passato creando istituti comprensivi funzionali.
Il risultato pratico è un dimagrimento forzato. Le scuole autonome in Toscana passeranno da 466 a 450. La mappa dei tagli è già tracciata: 4 accorpamenti a Lucca, 3 a Massa Carrara e Pistoia. E ancora 2 ciascuno per l’area metropolitana di Firenze, Grosseto e Siena.



