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Spray urticante nelle scuole, la prefettura chiede il pugno duro

Forze dell'ordine nelle scuole per spiegare che questi gesti non rappresentano una bravata ma un reato penale. Rischio sospensione ed espulsione

AREZZO – Il caso dell’utilizzo di spray al peperoncino tra i banchi di scuola finisce sul tavolo del prefetto di Arezzo. Nel pomeriggio di oggi (27 maggio) si è tenuto un importante vertice in Prefettura, convocato d’urgenza per fare il punto sui recenti e preoccupanti episodi che hanno visto alcuni studenti utilizzare sostanze urticanti all’interno dei plessi scolastici del territorio, provocando malori e costringendo all’evacuazione delle aule.

L’incontro di oggi rappresenta la prosecuzione ideale del tavolo già avviato lo scorso 26 febbraio, nato in attuazione della direttiva congiunta tra il ministero dell’istruzione e del Merito e il ministero dell’interno per blindare la sicurezza negli istituti. Al summit odierno, presieduto dal Prefetto, hanno preso parte i vertici provinciali delle forze di polizia statali e della polizia locale, il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale e i presidi sia delle scuole direttamente colpite dai fatti, sia degli altri istituti superiori dell’aretino, uniti in un fronte comune di prevenzione.

Durante il faccia a faccia è stata ribadita la linea della fermezza combinata alla prevenzione. Il piano d’azione condiviso prevede un potenziamento immediato degli incontri tra gli studenti e le forze dell’ordine. Non si tratterà di semplici lezioni teoriche, ma di veri e propri focus per mettere i giovani di fronte alla realtà: spruzzare uno spray urticante a scuola non è una bravata, ma un gesto dalle conseguenze pesanti che fa scattare denunce e reati di natura penale. I presidi sono stati inoltre invitati a non perdere tempo: di fronte a condotte devianti, le scuole dovranno applicare con la massima tempestività le sanzioni disciplinari interne, dalle sospensioni fino all’allontanamento, e far scattare parallelamente le segnalazioni alla procura.

Il prefetto ha poi insistito sulla necessità di promuovere tra gli studenti una cultura della cittadinanza attiva e della responsabilità. I ragazzi saranno incoraggiati a rompere il muro dell’omertà e a farsi parte attiva all’interno della comunità scolastica, segnalando tempestivamente ai professori o ai dirigenti la presenza di bombolette sospette o comportamenti pericolosi prima che questi possano sfociare in emergenze.

Nel corso del tavolo interistituzionale è stato infine chiesto uno sforzo straordinario a tutto il personale della scuola. Docenti e personale Ata saranno formati per intercettare precocemente i ‘segnali di rischio’ e gli indicatori di disagio o devianza tra gli alunni. Nei casi più complessi, le scuole lavoreranno a stretto contatto con i servizi sociali dei Comuni per garantire una presa in carico integrata che coinvolga direttamente le famiglie e il territorio. Il monitoraggio della Ppefettura resterà altissimo e il gruppo di lavoro tornerà a riunirsi periodicamente per verificare l’efficacia delle misure adottate a tutela della sicurezza degli studenti aretini.

© Riproduzione riservata

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