AREZZO – Un colpo studiato nei minimi dettagli e messo a segno con una violenza strutturale inaudita ha scosso la notte scorsa il cuore della zona industriale di Arezzo. Poco dopo le 2,30, una banda di malviventi ha preso di mira una nota ditta orafa situata in via Ramelli, specializzata nella produzione di leghe leggere, utilizzando una tecnica definita “a sfondamento” che ha causato danni per decine di migliaia di euro.
Un assalto con mezzi meccanici
I ladri non hanno scelto la via d’ingresso principale, protetta da sistemi di sicurezza tradizionali
, ma hanno preferito infiltrarsi passando attraverso un capannone confinante che ospita un’azienda produttrice di cartongesso. Una volta all’interno della prima struttura, la banda ha utilizzato un mezzo meccanico — probabilmente un muletto o un autocarro usato come ariete — per abbattere letteralmente la parete divisoria che collegava i due edifici. L’impatto ha devastato le murature di entrambe le aziende, rendendo l’area un cumulo di macerie.
L’allarme e la fuga
Il frastuono e i movimenti sospetti non sono passati inosservati a un vigilante di turno nella zona che, con estrema prontezza, ha allertato la centrale operativa della polizia intorno alle 2,30 del mattino. Sul posto si sono precipitate le pattuglie della Squadra Mobile, ma i criminali, dimostrando una rapidità d’esecuzione impressionante, erano già riusciti a dileguarsi nel reticolo di strade dell’area industriale poco prima dell’arrivo delle sirene.
Indagini e analisi dei filmati
Il bottino, costituito principalmente da metalli preziosi e semilavorati in lega leggera
, è attualmente in fase di inventario da parte dei titolari, ma si preannuncia ingente, sommandosi ai pesantissimi danni strutturali subiti soprattutto dalla ditta di cartongesso, vittima ‘collaterale’ del passaggio dei bandi. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno già acquisito i filmati dell’impianto di videosorveglianza dell’azienda orafa, che potrebbero aver ripreso le fasi cruciali dell’assalto e i mezzi utilizzati per lo sfondamento della parete.
La scientifica ha lavorato per ore alla ricerca di tracce biologiche o impronte lasciate durante il concitato blitz. L’ipotesi è che si tratti di una banda specializzata che conosceva perfettamente la planimetria dei due capannoni e sapeva esattamente dove colpire per aggirare i sensori volumetrici della ditta orafa.



