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Presunti finanziamenti ad Hamas, il tribunale del riesame scarcera Rahed al Salahat

Accolte le tesi del difesore, Samuele Zucchini, che ha contestato errori di traduzione e scambi di persona nelle tesi deil'accusa

FIRENZE – Il tribunale del Riesame di Genova ha disposto la scarcerazione di Rahed Al Salahat, il quarantottenne dipendente dell’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese (Abspp), arrestato lo scorso 27 dicembre a Firenze nell’ambito di una complessa inchiesta della Dda ligure su presunti flussi di finanziamento verso Hamas.

La decisione dei giudici giunge dopo il ricorso presentato dal difensore, l’avvocato Samuele Zucchini, il quale ha sollevato pesanti dubbi sulla tenuta del quadro accusatorio, evidenziando quelli che definisce clamorosi errori nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche e criticità strutturali nell’ordinanza cautelare.

Gli errori nelle traduzioni e gli scambi di persona

Al centro del ricorso vi è una serie di equivoci linguistici e interpretativi che avrebbero travisato il senso delle conversazioni captate dagli inquirenti. “Ci sono incomprensioni sui nomi trapelati nelle intercettazioni”, ha spiegato l’avvocato Zucchini. In un caso specifico, un nome pronunciato al telefono da Al Salahat sarebbe stato erroneamente associato a quello di un ministro di Hamas, mentre in realtà si trattava di un collaboratore stretto dell’indagato nell’ambito della sua attività di giornalismo e informazione sulla crisi umanitaria a Gaza.

Ancor più paradossale appare un secondo episodio citato dalla difesa: in una telefonata dell’11 settembre 2024, il referente europeo di Hamas, Majer Al Zeer, avrebbe chiesto ad Al Salahat se volesse avvisare tale “Abu Al Abed”. Secondo gli investigatori, il nomignolo si riferirebbe a Ismail Haniyeh, il leader di Hamas ucciso a Teheran il 31 luglio precedente. Per la difesa, l’interpretazione è logicamente impossibile: “Si faceva riferimento a un altro nome in arabo; non ha senso ipotizzare una conversazione su come avvisare una persona morta già da due mesi”.

Il nodo dell’intelligence straniera

Un altro punto cardine della decisione riguarda l’utilizzabilità del materiale investigativo. L’avvocato Zucchini ha ribadito un principio giuridico fondamentale: “Le informazioni provenienti dall’attività di intelligence di paesi stranieri, in particolare di Israele, non sono idonee a entrare in un processo penale italiano“. Secondo il legale, i cittadini italiani non possono essere sottoposti a verifiche dei servizi segreti esteri che scavalchino le garanzie procedurali nazionali.

Infine, la difesa ha contestato il presunto ruolo apicale che Al Salahat avrebbe ricoperto nel board della Pec (la Conferenza dei palestinesi in Europa), definendo tale ipotesi priva di riscontri documentali certi. La scarcerazione dell’uomo segna un punto a favore della difesa in un’inchiesta che resta delicatissima, spostando ora l’attenzione sulla qualità del materiale probatorio raccolto e sulla corretta interpretazione delle fonti arabe.

© Riproduzione riservata

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