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Massini legge testo di Scurati, sul palco a Firenze il 25 aprile

Stefano Massini in piazza Signoria. Intervento di Antonio Scurati annullato nella trasmissione 'Che Sarà', Rai 3, letto dalla giornalista Serena Bertone. Testo integrale

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FIRENZE – Massini legge testo di Scurati, sul palco a Firenze il 25 aprile

Stefano Massini legge testo di Scurati giovedì 25 aprile in piazza della Signoria a Firenze in occasione delle celebrazioni per il 79esimo anniversario Liberazione in Italia.

Sindaco Nardella, via social: Firenze, Medaglia d’Oro al valore militare per la lotta di liberazione dal nazifascismo, non dimentica, anzi ricorda con forza il dovere per tutti di coltivare la memoria. Il 25 aprile con Stefano Massini celebriamo il 79° anniversario della liberazione d’Italia. In un momento particolarmente preoccupante della democrazia in Europa e in Italia, compiamo un gesto civico di memoria e libertà in Piazza della Signoria. Sarà un momento unico”.

 

Si tratta del monologo dello scrittore Antonio Scurati che Scurati avrebbe dovuto leggere durante la trasmissione ‘Che sarà’, Rai3, condotta dalla giornalista Serena Bertone. Intervento annullato. Il monologo è stato poi letto dalla stessa Bertone in apertura di trasmissione: “Ho scoperto casualmente che il contratto era stato annullato. La reazione di Scurati è stata di regalarmi il testo che aveva scritto per noi autorizzandomi a leggere il testo”.

Testo pubblicato anche dalla premier Meloni sul proprio profilo Fb.

Ecco il testo integrale pubblicato dallo stesso Antonio Scurati.

“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato.
Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.
Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023). Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.

© Riproduzione riservata

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