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Pegaso d’Oro a Fabrizio Borghini, il figlio: “Un onore”

Massima onorificenza Regione Toscana alla memoria giornalista. Borghini scomparso lo scorso ottobre dopo un malore alla prima del film 'Doppio passo' del figlio Lorenzo. Giani: "Ha scritto una storia di Firenze unica e di successo"

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FIRENZE – Pegaso d’Oro a Fabrizio Borghini, il figlio: “Un onore”

Pegaso d’Oro a Fabrizio Borghini, giornalista scomparso lo scorso ottobre dopo un malore alla prima del film ‘Doppio passo’ del figlio Lorenzo.

A ricevere il premio alla memoria del padre il figlio Lorenzo Borghini sul palco del Teatro della Compagnia di Firenze.

Il Pegaso d’oro, massima onorificenza toscana, consegnato da Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, per la prima volta è stato conferito ad un toscano che non ha potuto riceverlo direttamente nelle sue mani.  Alla memoria a Fabrizio Borghini, nel ricordo della sua attività di scrittore, giornalista, documentarista e appassionato della sua terra e della vita.

Giani: “Ho ancora in mente il suo lavoro di valorizzazione di mostre, attività culturali legate alla letteratura, alla poesia, al cinema, i tanti incontri con persone straordinarie del mondo della cultura che riusciva ad organizzare macinando chilometri su chilometri. Fabrizio Borghini è stato l’amplificatore di una creatività toscana che senza la sua passione e voglia di esserci sarebbe rimasta silenziosa. Fabrizio Borghini ha descritto quello che altri hanno ignorato scrivendo una storia di Firenze unica e di successo e sapeva trovare nella sua narrazione il senso umano delle cose.”

Il film Doppio Passo, prodotto da Garden Film in produzione con Solaria Film e Nebel Productions, in collaborazione con Rai Cinema e sostenuto dalla Regione Toscana attraverso il fondo Toscana per il Cinema, proiettato al termine della cerimonia.

Lorenzo Borghini: “Il titolo del film prende spunto da un ricordo di Fabrizio nato molti anni fa sugli spalti dello stadio Armando Picchi di Livorno, quando, durante una partita fra la Fiorentina e la squadra amaranto un tifoso livornese apostrofò uno dei meno dotati calciatori della sua squadra urlandogli “sei un disutile”. Ci è sembrato un epiteto simbolico di una situazione umana più grande. Per questo abbiamo scelto di raccontare la storia di un giocatore a fine carriera ed in un momento particolare della sua vita ed ambientare il film a Carrara, in una Toscana di confine, di mare e montagne, aspra e genuina nel suo profilo”

 

Nato a Firenze e laureato in materie letterarie, Fabrizio Borghini ha scelto di fare del racconto il suo mestiere e lo ha fatto con le immagini, i libri, il giornalismo che lo ha portato per lunghi anni in giro per la Toscana alla ricerca costante di qualcosa di nuovo, inedito, mai visto, ignorato dai grandi circuiti del turismo da cartolina o dal mainstream culturale dei soliti itinerari. Amava avventurarsi nelle storie inconsuete, nei borghi meno frequentati, nei quartieri poco fotografati della sua Firenze, quelli nati da piccoli gruppi di case coloniche abitate una volta da ortolani e contadini che ancora resistono e che oggi bisogna andare a cercare, nascosti nelle stradine che dividono i grandi palazzi costruiti durante il boom edilizio degli anni cinquanta e sessanta.

 

© Riproduzione riservata

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