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Giorno della Memoria, Nardini agli studenti: “Il fascismo non fece cose buone, rifiutate il revisionismo”

Lezione di storia per i giovani: la dittatura fu solo orrore. L'assessora cita Segre e annuncia il viaggio ai campi di sterminio

FIRENZE – Il Cinema La Compagnia di Firenze è pieno. Centinaia di occhi giovani fissano il palco. Alessandra Nardini, assessora regionale all’Istruzione e alla Cultura della Memoria, sceglie parole nette, senza giri di parole. “Dobbiamo essere sentinelle”.

Cita Liliana Segre per lanciare il suo messaggio alle scuole. Il rischio è che la Shoah diventi solo una riga sbiadita sui libri di storia. O peggio, che venga riscritta. Nardini non fa sconti: “Il fascismo non ha fatto anche cose buone”. È stato orrore e negazione della libertà fin dal primo giorno. E le colpe non furono solo tedesche, ma anche italiane.

L’assessora ricorda tutte le vittime della follia nazifascista. Non solo gli ebrei, ma gli oppositori politici, i rom, i sinti, i disabili, la comunità Lgbtqia+ e gli internati militari. Una memoria che “non consola, ma inquieta”. E che va toccata con mano. Ecco la notizia attesa: il 23 marzo tornerà a viaggiare il Treno della Memoria, portando gli studenti toscani direttamente ad Auschwitz.

Ma il discorso di Nardini lega strettamente il passato all’oggi. C’è l’allarme per un antisemitismo che rialza la testa. Qui l’assessora traccia un confine preciso: “La critica a un Governo non può mai diventare odio verso un popolo o una fede”.

Lo sguardo si allarga agli scenari di guerra attuali. La forza bruta sembra tornata la norma. Si parla di territori presi con la forza, dal Venezuela alle mire sulla Groenlandia. Si ricorda l’Ucraina, ma anche ciò che accade a Gaza e in Cisgiordania. E ancora: i migranti morti in mare, le esecuzioni negli USA. “Di fronte a tutto questo l’indifferenza non è permessa”.

Infine, un passaggio cruciale sulla scuola. Riferendosi al recente accoltellamento di uno studente a La Spezia, Nardini è categorica: “Non servono metal detector, serve un investimento educativo serio”. La scuola deve costruire anticorpi. Gli insegnanti devono essere liberi di parlare di antifascismo e attualità, senza il timore di ispezioni ministeriali o di finire in liste di proscrizione.

L’ultimo appello è diretto ai ragazzi. “Le piazze che riempite vanno ascoltate, non criminalizzate”. Loro sono l’ultima speranza per rispettare quella promessa fatta sulle macerie del 1945: Mai più.

© Riproduzione riservata

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