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Celebrato al Memoriale delle Deportazioni il Giorno della Memoria

"Solo una memoria viva e consapevole può aiutarci a non ripetere gli errori e gli orrori della storia". Torna il treno verso i luoghi del mertirio

FIRENZE – “Questo luogo simbolico ospita il consiglio regionale per il Giorno della Memoria perché la Memoria non deve essere qualcosa di cristallizzato, ma un impegno quotidiano. La Shoah ci parla ancora oggi, in un tempo in cui, come ha ricordato Papa Leone, la guerra sembra essere diventata quasi ‘di moda’ e si moltiplicano episodi di violenza, odio e aggressione. Il Giorno della Memoria non è soltanto una ricorrenza del calendario civile, ma una domanda forte che interroga il nostro presente. Ricordare significa riconoscere i meccanismi della disumanizzazione — l’odio, la propaganda, l’indifferenza, il silenzio — e scegliere di non restare indifferenti. Solo una memoria viva e consapevole può aiutarci a non ripetere gli errori e gli orrori della storia”. Lo ha detto la presidente Stefania Saccardi nell’intervento di apertura della seduta solenne del consiglio regionale della Toscana per celebrare il Giorno della Memoria al Memoriale delle Deportazioni di Firenze.

Le celebrazioni, aperte dal suono delle chiarine del Comune di Firenze, si sono svolte al Memoriale delle Deportazioni del capoluogo toscano alla presenza della autorità civili e militari e dei consiglieri regionali. Sono intervenuti, per un contributo musicale, gli studenti del conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. Nel corso della seduta hanno preso la parola Vannino Chiti, presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea; Alfredo De Girolamo scrittore e autore di Chi salva una vita, in memoria dei Giusti Toscani, Edizioni dell’Assemblea; Alessio Ducci vicepresidente Aned – Firenze e membro del Cda della Fondazione Memoria della Deportazione, e il presidente della Regione Eugenio Giani. A loro, al termine della seduta, la presidente Saccardi ha fatto dono del Pegaso alato, la statuetta che riproduce il simbolo del Consiglio regionale.

“Essere qui oggi, a celebrare l’unica festività civile comune a tutti i paesi dell’Unione europea, suscita emozioni profonde”. Così Vannino Chiti, presidente dell’Istituto storico Ttscano della Resistenza e dell’Età contemporanea. E in un contesto in cui i testimoni diretti si vanno esaurendo, Chiti ha accennato ai tanti campi di sterminio, perciò impossibili da elencare, per affermare con forza che “la loro visita per le giovani generazioni costituisce formazione capace di dare voce a chi ha scelto il bene, a chi non è stato creduto, a chi si è trovato a fare i conti con i sensi di colpa per essere sopravvissuto”. Lo dicono anche i numeri: secondo Eurispes nel 2004 gli italiani che non credevano nella Shoah erano il 2,7 per cento; nel 2024 addirittura il 15,6 per cento. E ripercorrendo la storia, ricordando che fu Giovanni XXIII a far eliminare dal messale la dizione ‘perfidi ebrei’, facendo riferimento alla piaga dell’antisemitismo e al sionismo fino alla nascita dei regimi dittatoriali, Chiti si è concentrato sul 2023, anno in cui si avvertiva una certa ‘remora’ a celebrare il Giorno della Memoria, per effetto della strage di Hamas del 7 ottobre, fino ai tragici eventi di Gaza dei giorni nostri. Da qui l’imperativo categorico: consolidare la tregua che è in atto nella martoriata terra di Palestina e continuare ad impegnarsi fattivamente per la formula due popoli, due stati. Ciò nella consapevolezza che la Shoah è un unicum nella storia dell’umanità, che l’odio distrugge relazioni tra persone e popoli, e che occorre guardare non solo al proprio dolore ma soprattutto a quello degli altri, per costruire insieme politiche di pace, in un mondo attualmente turbato da ben 59 conflitti attivi. Come ha scritto Primo Levi, ha concluso Chiti: “L’Olocausto è una pagina del libro dell’umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.

Un segnalibro che hanno tenuto vivo i Giusti delle Nazioni di cui ha parlato Alfredo De Girolamo, scrittore e autore di Chi salva una vita, in memoria dei Giusti Toscani, di coloro che di fronte alle scelte ineluttabili della vita ebbero la capacità di distinguere il bene dal male, accettando il rischio a beneficio del bene altrui, per salvare e proteggere l’altro. Per dirlo con lo scrittore, “ricordare significa anche guardare al futuro, partendo dal Memoriale di Gerusalemme, dove ogni albero ricorda la straordinaria rete di solidarietà”. Ed i numeri possono fare anche la differenza: 28 mila giusti nel mondo, 700 in Italia e 170 in Toscana, persone che misero in campo il senso della giustizia e che, in quegli anni bui e difficili, decisero di non voltarsi dall’altra parte. Diverse le storie raccontate da De Girolamo: dalla signora Cipolli, insieme alla sua famiglia, recentemente insignita di uno tra i più alti riconoscimenti conferiti dallo Stato d’Israele; ma anche due testimoni ‘in tonaca’ come don Roberto Angeli e don Aldo Mei, fino al cardinale Elia dalla Costa ed all’indimenticato campione di ciclismo Gino Bartali, tutti “colpevoli di avere solo concretamente amato”. E se la Resistenza diventa così impegno assoluto per la giustizia, celebrare la Giornata della Memoria deve essere un monito civile da radicare capillarmente nella storia, allargando lo sguardo al contesto internazionale perché – come ha concluso il relatore – “I giusti sono la dimostrazione più evidente che ognuno di noi può fare la differenza”.

Alessio Ducci, vicepresidente Aned, ha aperto il suo intervento sottolineando che: “Essere in quest’aula nel Giorno della memoria significa assumersi una responsabilità che va oltre la commemorazione, significa interrogare la storia, riconoscerne le responsabilità e trasmettere consapevolezza e senso critico soprattutto alle nuove generazioni. Ricordiamo la deportazione dall’Italia di circa 42mila civili, di cui seimila ebrei deportati in quanto tali. 36mila antifascisti oppositori politici, resistenti e oltre 650mila militari italiani che dopo l’armistizio dell’otto settembre rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e per questo motivo furono internati nei lager”.

Nel suo intervento Alessio Ducci ha raccontato l’esperienza del papà deportato come oppositore politico prima a Mauthausen e poi a Ebensee. Mesi di terrore vissuti in condizioni estreme, con l’unico obiettivo della sopravvivenza, che lo portarono a pesare soli 27 chili. “La nostra preoccupazione più grande deve essere verso i giovani – ha concluso Alessio Ducci – mantenendo vivi percorsi educativi come il treno della memoria. Chi ha a cuore la memoria dei valori dei deportati non può tollerare alcuna forma di antisemitismo e di discriminazione per motivi etnici, religiosi, politici, di natura economica di provenienza biografica o di orientamento sessuale”.

Nell’intervento conclusivo, il presidente della giunta Eugenio Giani ha messo in evidenza la partecipazione compatta delle istituzioni al Giorno della Memoria, “un gioco di squadra per trasmettere valori importanti”. “Quel genocidio – ha aggiunto – rappresenta il momento più basso della civiltà umana con 6milioni e mezzo di persone uccise nei campi di sterminio. E il Memoriale delle deportazioni è il posto simbolicamente più giusto per ricordarlo. Un memoriale che sarebbe andato distrutto, ma che abbiamo salvato anche grazie a Ugo Caffaz, vero ideatore del treno della memoria che riprenderà il suo viaggio il 23 marzo. Un viaggio didattico fondamentale per tanti ragazzi che hanno avuto e avranno la possibilità di vivere questa esperienza”.

“Il Giorno della Memoria – ha proseguito il presidente Giani – viene vissuto in Toscana con grande coinvolgimento tanto che oggi avrei dovuto essere presente a più di 50 eventi. La nostra è una Regione che vuole dare al 27 gennaio sempre più significato e importanza, una giornata che va collegata al nostro impegno per i diritti civili e per la libertà, stando accanto a chi soffre in Iran, in Ucraina o in Medio Oriente. Io voglio davvero dare il senso di una ricorrenza che mantenga profonda indignazione per quello che è accaduto come elemento che contrasta l’enfasi della ritualità, ma che invece ci fa vivere quelle emozioni vere che soprattutto i nostri giovani devono avere dentro di sé per non perdere mai coscienza e memoria di quello che è avvenuto e trarne alimento perché non avvenga mai più”.

Il treno della memoria

“Il treno della Memoria ripartirà il 23 marzo”. Lo ha annunciato il presidente Eugenio Giani durante il discorso che ha concluso la seduta solenne del consiglio regionale.

“Sarà un’esperienza che si inserisce in un calendario di eventi messo in moto da associazioni, istituzioni e scuole, che rappresentano il segno di una sensibilità e di partecipazione attiva in Toscana sul fronte della testimonianza di ciò che è stato e che ci deve rendere soddisfatti”, ha affermato Giani. L’organizzazione del Treno verrà seguita dall’assessora alla cultura della ,emoria Alessandra Nardini, ha spiegato il presidente ricordando che la Toscana è stata la Regione apripista nel nostro paese a realizzare un convoglio di studentesse e studenti verso Auschwitz-Birkenau per non dimenticare la Shoah e le persecuzioni e deportazioni nazifasciste contro oppositori politici, Rom e Sinti, testimoni di Geova, comunità Lgbtqia+, persone con disabilità fisica o psichica, internati militari italiani.

“Di fronte a una situazione in cui i testimoni diretti dell’orrore nazifascista sono sempre meno, tocca a noi dare forza alla Memoria e trasmettere alle nuove generazioni il senso di tirarsi fuori finché siamo in tempo da ideologie distruttive”, ha proseguito il presidente.

Un compito che va svolto, ha sottolineato Giani, “attraverso la documentazione, l’approfondimento, la ricerca di quello che è accaduto e l’impegno per affermare i valori della pace, della tolleranza e del rispetto dell’altro”.

“In un mondo in cui la violenza, la guerra e la sopraffazione sull’altro stanno prendendo sempre più campo, la Toscana – ha detto Giani in chiusura dell’intervento – intende ribadire il significato e l’importanza del Giorno della Memoria collegando iniziative come il Treno della memoria all’impegno per i diritti civili e alla sua vicinanza al grido di libertà e democrazia che arriva da ragazzi e ragazze, di cittadine e cittadini dall’Iran all’Ucraina, fino a chi in Medio Oriente testimonia affinché si possa arrivare a due popoli e due Stati”.

© Riproduzione riservata

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