FIRENZE – A pochi giorni dal secondo anniversario di una delle ferite più profonde della storia recente di Firenze, la Procura ha messo il punto fermo sulla fase investigativa. È stata chiusa l’inchiesta sul tragico crollo nel cantiere Esselunga di via Mariti, avvenuto il 16 febbraio 2024, costato la vita a cinque operai travolti dal cedimento di una trave prefabbricata. Il bilancio finale degli avvisi di conclusione indagine parla chiaro: otto i destinatari dei provvedimenti, tra cui cinque persone fisiche e tre società.
La novità più rilevante emersa dalle carte dei pm Alessandra Falcone e Francesco Sottosanti riguarda l’allargamento del raggio d’azione delle responsabilità. Tra i nuovi indagati figurano la società ‘general contractor’ incaricata dei lavori, il suo legale rappresentante e un ingegnere fiorentino che aveva il compito di effettuare i collaudi per conto della proprietà dell’area. Figure che si aggiungono a quelle già iscritte nel registro degli indagati nei mesi scorsi, portando l’inchiesta a scavare non solo sulla dinamica materiale del cedimento, ma sull’intera catena di comando e controllo del cantiere.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesantissime: si va dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni, fino al disastro doloso e alla violazione sistematica delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il “gigante di cemento” sarebbe venuto giù a causa di una serie di criticità tecniche e omissioni che avrebbero trasformato quello che doveva essere un nuovo polo commerciale in una trappola mortale.
Con la chiusura delle indagini, la parola passa ora alle difese, mentre Firenze si prepara a ricordare, tra pochi giorni, il sacrificio di Luigi Coclite, Taoufik Haidar, Mohamed El Farhane, Bouzekri Rachimi e Abdurrahman Mohamed, i nomi di una tragedia che ha cambiato per sempre il dibattito sulla sicurezza nei grandi appalti.



