Le campagne toscane stanno vivendo la più imponente transizione generazionale dal dopoguerra a oggi. A dispetto di un quadro demografico generale fortemente negativo, il settore primario regionale attrae sempre più under 40, trasformando radicalmente il concetto stesso di azienda agricola e spingendolo verso un modello multifunzionale e innovativo, definito ‘5.0’.
A fotografare questa evoluzione sono i dati Infocamere (Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest – ISR), presentati in occasione dell’assemblea regionale Giovani Impresa Coldiretti Toscana, tenutasi negli spazi della Cooperativa Giaggiolo a Castelfranco Piandiscò.
I numeri del ricambio generazionale
Il bilancio dell’ultimo triennio è netto: nel territorio toscano hanno visto la luce più di mille nuove attività guidate da giovani imprenditori, con un’accelerazione che ha registrato oltre 300 aperture nel solo anno appena trascorso. Attualmente, le redini di 3.600 imprese agricole sono saldamente nelle mani degli under 40.
Un dato particolarmente rilevante riguarda l’estrazione di questi nuovi protagonisti del settore: un’azienda su tre è fondata da giovani di ‘prima generazione’, ovvero persone prive di un background familiare agricolo che scelgono consapevolmente di investire il proprio futuro nel lavoro della terra. La spinta decisiva per questo fermento imprenditoriale arriva dai bandi regionali per il primo insediamento nelle aree rurali, strumenti che si stanno rivelando cruciali per creare le condizioni ideali al ricambio generazionale.
L’era della multifunzionalità
I giovani agricoltori non si limitano più alla mera produzione. Il 25% delle imprese giovanili toscane (una su quattro, percentuale doppia rispetto a quella dei colleghi over 40) ha abbracciato la multifunzionalità. Le attività si ampliano per integrare l’azienda con il territorio circostante: le opzioni più gettonate spaziano dall’agriturismo (attività secondaria leader) al lavoro conto terzi, passando per la didattica, l’agricoltura sociale, la produzione di energie rinnovabili e la trasformazione diretta di prodotti animali e vegetali.
Storie di innovazione: dalla pet therapy all’elisir di rose
Le storie che emergono da questo nuovo tessuto produttivo sono l’emblema della creatività giovanile. A Sansepolcro, la trentanovenne milanese Laura Falzea festeggia i dieci anni della sua azienda Semi del cuore. Nata anch’essa grazie a un bando regionale, l’impresa unisce gli studi pedagogici della titolare alla vocazione agricola. In un vero e proprio microcosmo, Laura coltiva zafferano, produce ketchup e miele a chilometro zero, e alleva alpaca e altri animali. Proprio gli animali sono al centro di un peculiare percorso di pet therapy ideato per le coppie in crisi in cerca di complicità. La struttura offre inoltre degustazioni e ospita una piazzola di sosta per i camper.
A Legoli, frazione di Peccioli, i fratelli Kristian (29 anni) e Maria Vittoria Raffaelli (22 anni) rappresentano invece i giovani ‘di ritorno’. Grazie al bando di primo insediamento ottenuto per il 2025, hanno fondato l’azienda agrituristica Fratelli Raffaelli, affiancando alla produzione di olio un progetto singolare: il ripristino dell’antico roseto della nonna Orietta per produrre un distillato alimentare a base di petali.
“L’estratto di rose ha origini antichissime e le sue proprietà benefiche sono molteplici. Il segreto della bevanda di nostra nonna era la ricetta che le era stata tramandata da sua madre. – racconta Cristian – Nonna ci lasciava raccogliere i petali dal piccolo roseto con cui poi preparava bicchieri di acqua e rose. Ricordo ancora oggi quella sensazione di freschezza e piacevolezza in bocca. Vorremmo condividere e restituire questa esperienza. Contiamo di avere la prima produzione di elisir di rose già dal prossimo anno”.
Le voci dell’assemblea e le richieste istituzionali
I lavori dell’assemblea di Castelfranco Piandiscò, aperti dalla presidente provinciale Lidia Castellucci e dal direttore regionale Angelo Corsetti, e coordinati dalla segretaria regionale Eleonora Tinarelli, hanno visto alternarsi gli interventi dei vertici giovanili del movimento.
Sul ruolo dei fondi e della burocrazia si è espresso Francesco Panzacchi, delegato regionale Giovani Coldiretti Toscana: “Le risorse messe a disposizione per il ricambio generazionale nella nostra regione, soprattutto dall’ultimo bando del Complemento di Sviluppo Rurale – circa 60 milioni – hanno permesso a tante imprese, circa 400, di vedere la luce: ci aspettiamo lo stesso effetto bazooka dall’edizione del nuovo bando che si chiuderà il prossimo 4 giugno del complemento di sviluppo rurale. C’è un grandissimo interesse che misuriamo attraverso la partecipazione ai nostri open day dedicati a questa misura: la dotazione di 100 mila euro a fondo perduto è un sostegno senza precedenti per questo settore nella nostra regione. L’investimento sui giovani è un investimento sul futuro delle aree interne. La nostra è la generazione che più di altre sta beneficiando delle opportunità della legge di orientamento voluta proprio da Coldiretti: una legge che il 20 maggio festeggerà 25 anni. Un altro driver per sostenere la transizione è quello della semplificazione: la burocrazia ci ostacola. Ci aspettiamo molto dal pacchetto di riforme in discussione nelle prossime settimane in regione: richieste frutto delle nostre richieste e delle nostre recenti mobilitazioni”.
Il segretario nazionale del movimento, Pier Carlo Tondo, ha presenziato ai lavori, mentre il delegato nazionale, Enrico Parisi, ha posto l’accento sugli ostacoli da superare: “Non è vero che i giovani non hanno voglia di impegnarsi. Ma vanno aiutati, sostenuti e accompagnati. Le aziende giovanili sono in prima linea nel contrastare il calo demografico, ma si scontrano con tre grandi criticità a cui dobbiamo dare risposte concrete: l’accesso al credito, alla terra e alle competenze. Dobbiamo dare speranza ai giovani agricoltori che vogliono restare nel nostro Paese, lavorare e creare occupazione, offrendo così alle future generazioni la possibilità di entrare in contatto con il nostro mondo: un settore fondamentale per la sovranità alimentare e il benessere del Paese”.
A chiudere il cerchio sulle responsabilità della nuova generazione è stato James Lewis Benedetto, delegato provinciale di Arezzo: “Essere giovani imprenditori oggi significa avere il coraggio di immaginare nuovi modelli e nuove opportunità, mettendoci la faccia per essere i veri protagonisti del cambiamento. Il futuro dell’agricoltura deve essere nostro, siamo noi a vivere quotidianamente le sfide della digitalizzazione e della sostenibilità, impegnandoci a trasformarle in strategie concrete. Partecipare attivamente significa portare energia e competenze per costruire una leadership basata su autonomia e responsabilità. In un settore segnato da instabilità e costi crescenti occorre una presenza proattiva che sappia incidere sulle decisioni. Soltanto attraverso la nostra compattezza e una progettualità pragmatica possiamo dare forma a un’agricoltura che sia realmente competitiva e all’altezza delle side che ci attendono.”



