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Bollette, guerra e mercato unico: il piano europeo contro i rincari

Con i prezzi del gas raddoppiati in poche settimane e lo Stretto di Hormuz sotto scacco, l’Europa ha deciso che è tempo di passare al contrattacco per evitare il collasso economico. Si è concluso ieri a Bruxelles il Consiglio europeo del 19 marzo 2026, un summit dove la sopravvivenza del mercato unico e la tenuta delle bollette sono state le vere protagoniste della scena.

Il presidente António Costa ha suonato la carica con un messaggio che non ammette repliche: il 2026 deve essere, a tutti i costi, l’“anno della competitività europea”. L’obiettivo è trasformare l’Unione in una superpotenza autonoma e forte, capace di blindare il potere d’acquisto delle famiglie italiane ed europee dai morsi di una crisi energetica senza precedenti. Tra tagli alle tasse sull’elettricità e la nuova agenda “One Europe, One Market”, ecco il piano di Bruxelles per riscrivere il futuro del continente.

Caro bollette: l’Ue corre ai ripari

Il tema centrale del Consiglio è stato l’aumento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Il prezzo del gas è raddoppiato in poche settimane e, poiché l’Europa dipende fortemente dalle importazioni, i leader hanno chiesto alla Commissione europea misure urgenti. La presidente Ursula von der Leyen ha proposto soluzioni concrete per abbassare le bollette nel breve periodo:

  • Tagli alle tasse sull’elettricità: attualmente l’elettricità è tassata fino a 15 volte più del gas, uno squilibrio che l’Ue vuole eliminare.
  • Aiuti di Stato: i governi potranno usare fondi pubblici per aiutare le imprese e le famiglie più in difficoltà.
  • Riduzione dei costi di rete: sconti sulle tariffe per le industrie che consumano molta energia, per evitare che chiudano o spostino la produzione fuori dall’Europa.

Il nodo Ets

Uno dei punti più caldi del Consiglio europeo ha riguardato il sistema Ets, European Trading System, lo strumento principale della politica climatica Ue introdotto nel 2005 per raggiungere l’obiettivo “zero emissioni” entro il 2050. Il sistema funziona secondo il principio “chi inquina paga“: l’Unione fissa un tetto alle emissioni di anidride carbonica che si riduce ogni anno, obbligando le aziende che lo superano ad acquistare quote di emissione (ogni quota equivale a una tonnellata di Co2). Questo meccanismo ha permesso di ridurre le emissioni del 50% dal suo lancio, ma oggi nel mirino a causa dell’impennata dei costi energetici.

Il governo italiano ha chiesto ufficialmente la sospensione del sistema Ets, almeno per la produzione termo-elettrica, per abbassare immediatamente i costi dell’elettricità. Tuttavia, la Commissione europea e Paesi come Spagna e Paesi Bassi si sono opposti fermamente a qualsiasi indebolimento del sistema, definendolo un pilastro dell’innovazione che ha già fatto risparmiare all’Europa 100 miliardi di metri cubi di gas in vent’anni.

Per rispondere alle preoccupazioni dell’industria senza smantellare le politiche green, il Consiglio ha delineato una strategia basata su tre pilastri:

  1. Revisione entro luglio 2026: i leader hanno incaricato la Commissione di presentare una revisione dell’Ets per introdurre meccanismi che riducano la volatilità dei prezzi del carbonio e mitighino l’impatto sulle bollette elettriche e sulle catene di approvvigionamento.
  2. L’Ets “Investment Booster”: la Presidente Ursula von der Leyen ha annunciato un nuovo fondo da 30 miliardi di euro (circa 34,72 miliardi di dollari), finanziato proprio attraverso le quote Ets, per sostenere direttamente i progetti di decarbonizzazione delle imprese.
  3. Gestione della “Riserva di Stabilità”: la Commissione intende intervenire sulla riserva che regola l’offerta di permessi di emissione per calmierare i prezzi nel breve periodo.

Nonostante l’apertura a queste modifiche, restano profonde spaccature interne tra i 27 leader dell’Ue.

La “stoccata” di Sánchez ai colleghi europei

Durante il vertice, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha lanciato una polemica agli altri leader, evidenziando il successo della Spagna negli investimenti sulle energie rinnovabili: “Sabato 14 marzo abbiamo pagato l’elettricità 14 euro per megawattora: Italia, Francia e Germania, invece, hanno speso oltre 100 euro. Ricordate, 14 contro oltre 100 euro”, ha sottolineato Sánchez per dimostrare che puntare sul green conviene anche al portafoglio.

Costa ha fatto eco a questa visione, spiegando che la decarbonizzazione e l’uso di fonti di energia locali sono l’unico modo per non dipendere più dai mercati esteri instabili e ridurre i prezzi a lungo termine.

Gli altri dossier

Oltre ai dossier energetici, il Consiglio ha lanciato l’agenda “One Europe, One Market” per abbattere le barriere burocratiche e integrare il mercato unico entro il 2027, confermando al contempo il sostegno all’Ucraina con un prestito di 90 miliardi. In Medio Oriente, i leader hanno chiesto il cessate il fuoco a Gaza, il ritiro delle truppe israeliane e la protezione dei caschi blu Unifil. Spazio anche alla difesa comune verso il 2030, alla tutela dei minori online e alla ferma condanna per la contaminazione russa del fiume Dniester.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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