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La Regione Toscana partecipa alla sperimentazione nazionale sull’intelligenza artificiale

Sono già cento i medici di medicina generale che hanno aderito all'iniziativa promossa da Agenas e finanziata dal Pnrr

FIRENZE – La Regione Toscana partecipa alla sperimentazione nazionale sull’intelligenza artificiale promossa da Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Al progetto, finanziato con le risorse del Pnrr, lavora il settore sanità digitale, in collaborazione con i dipartimenti di medicina generale delle aziende sanitarie. E sono già cento i medici di medicina generale che hanno aderito e l’intento è arrivare progressivamente a duecento.

La piattaforma che sarà utilizzata è Mia – Medicina intelligenza artificiale, l’unico strumento di AI in Italia ad aver ricevuto l’approvazione del Garante per la protezione dei dati personali. Affiancherà i medici nell’inquadramento diagnostico di base e nei primi approfondimenti, nella gestione della cronicità selezionando informazioni utili alla rivalutazione periodica del paziente e nelle attività di prevenzione e promozione della salute.

La sperimentazione prende il via a gennaio 2026 e durerà dodici mesi. A livello nazionale l’obiettivo è coinvolgere 1500 professionisti del ruolo unico di assistenza primaria, chiamati a testare l’infrastruttura e a migliorarne le funzionalità. In Toscana i cento medici di medicina generale  che ad oggi hanno già aderito, su base volontaria, sono distribuiti in tutte e tre le aziende sanitarie regionali. Il ruolo delle Regioni è garantire il coordinamento delle attività e la formazione dei professionisti coinvolti.

“L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile solo se resta al servizio delle persone e del lavoro dei professionisti – dichiara l’assessora al diritto alla salute della Toscana, Monia Monni -. Per noi l’innovazione ha senso solo se rafforza la relazione di cura, sostiene le decisioni cliniche e migliora la qualità dell’assistenza, senza mai sostituire il ruolo, la responsabilità e l’autonomia del medico”.

“La sperimentazione di Mia va esattamente in questa direzione – prosegue Monni – affiancare i professionisti, offrendo supporti basati su conoscenze validate e su un utilizzo trasparente e controllato della tecnologia, nel pieno rispetto dei diritti, della privacy e della dignità delle persone”.

Mia non utilizza modelli linguistici generici o piattaforme esterne, ma si basa su un motore nazionale dedicato, nel quale vengono caricati materiali e contenuti validati, integrabili con basi di dati locali e supervisionati da un comitato scientifico. La piattaforma non prevede in alcun modo il trattamento o l’utilizzo dei dati personali degli assistiti.

“È questa la direzione che vogliamo seguire – conclude l’assessora -: un’innovazione pubblica che non è fine a sé stessa, ma orientata al bene comune: mettere al centro i cittadini, sostenere il lavoro dei professionisti e rafforzare una sanità che resta profondamente umana, competente e responsabile”.

 

© Riproduzione riservata

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