ROMA – Aveva provato a incassare un Gratta e vinci da 10 milioni di euro mettendo insieme due biglietti perdenti, tenuti uniti con il nastro adesivo. Per questo un 50enne della provincia di Cosenza è finito a processo con l’accusa di tentata truffa davanti al tribunale monocratico di Roma. La prima udienza si è svolta ieri (7 ottobre) nell’aula 20 del palazzo di giustizia della Capitale.
La vicenda risale all’agosto del 2019. Quel giorno l’uomo si era presentato all’ufficio premi di Lotterie nazionali, a Roma, con un tagliando della serie Il Miliardario Maxi che, a suo dire, valeva esattamente 10 milioni e 540 euro.
Il personale ha capito subito che qualcosa non tornava. Il biglietto aveva uno strappo orizzontale ed era stato ricomposto con una striscia di scotch. Accostando le due metà, alcuni numeri vincenti, tra cui il 56 e il 19, e il 20 dell’area maxi bonus coincidevano con quelli assegnati al giocatore, con un moltiplicatore per cinque. Una combinazione che, almeno in apparenza, garantiva la vincita milionaria.
I controlli sull’autenticità hanno però chiarito che il Gratta e vinci da 10 milioni era in realtà il frutto dell’assemblaggio di due tagliandi diversi, nessuno dei quali vincente. A rendere il tentativo ancora più maldestro c’era un altro dettaglio: quella cifra non figurava nemmeno tra i premi messi in palio dalla lotteria.
Dalla denuncia è nata l’indagine della procura di Roma. Secondo l’accusa, il 50enne avrebbe agito in modo consapevole per ottenere un guadagno a cui non aveva diritto, fallendo soltanto per ragioni indipendenti dalla sua volontà. Il biglietto è stato sequestrato dall’autorità giudiziaria e l’inchiesta si è chiusa con il rinvio a giudizio.
In aula il pm Mario Pesci e l’avvocata di parte civile Anna Russo, che tutela Lotterie nazionali srl, concessionaria dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), hanno ascoltato i primi testimoni chiamati a ricostruire la storia del Gratta e vinci da 10 milioni.



