L’inverno 2026-2027 potrebbe portare poca neve nelle pianure italiane ed europee. A influenzare la prossima stagione fredda sarà soprattutto El Niño, il riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico tropicale, atteso al massimo dell’intensità tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno.
Le prime proiezioni stagionali delineano per il continente un inverno più mite del solito, con accumuli nevosi inferiori alla media soprattutto alle quote più basse. Un quadro che riguarda da vicino anche l’Italia, in particolare le regioni settentrionali.
Temperature sopra la norma in Europa
I principali modelli meteorologici europei indicano per ampie zone del Mediterraneo e dell’Europa centro-meridionale temperature medie più alte del normale, fino a un grado e mezzo in più rispetto ai valori stagionali.
A determinare questo scenario sarebbe la frequenza delle correnti occidentali e delle perturbazioni atlantiche, capaci di portare aria più mite e piogge sul continente. Con temperature così elevate, le precipitazioni faticherebbero a trasformarsi in neve alle quote più basse.
Cosa aspettarsi in Italia
Sulle Alpi una copertura nevosa consistente dovrebbe formarsi soprattutto sopra i 1800 metri. Più in basso le occasioni potrebbero essere rare. Anche sugli Appennini la neve tenderebbe a concentrarsi sulle quote medio-alte, mentre in pianura l’inverno 2026-2027 si presenta, almeno sulla carta, avaro di fiocchi.
Le fasi piovose e relativamente miti legate alle perturbazioni atlantiche potrebbero interessare con frequenza la Penisola, riducendo ulteriormente la probabilità di nevicate a bassa quota.
Febbraio il mese più povero
Per dicembre e gennaio le tendenze indicano quantità di neve sotto la media in gran parte delle pianure europee. Fanno eccezione alcune aree montuose dell’Europa centro-orientale, dove gli accumuli potrebbero risultare superiori al normale. Febbraio viene invece considerato il mese più critico per il continente.
Non si escludono però episodi intensi. Un ruolo decisivo resta affidato al vortice polare, la struttura che in alta quota trattiene l’aria gelida sopra l’Artico: quando si indebolisce, può spingere masse fredde verso l’Europa meridionale. Anche in una stagione più calda della media, gli esperti ritengono possibili in Italia 10-15 giorni di gelo e qualche nevicata.
Una stagione dai contrasti marcati
Diversi climatologi parlano di un fenomeno di intensità eccezionale, tra i più forti mai osservati. I suoi effetti potrebbero raggiungere il bacino del Mediterraneo con alcuni mesi di ritardo, favorendo una rapida alternanza tra periodi caldi e umidi e improvvise ondate di freddo da nord.
Le proiezioni sull’inverno 2026-2027 restano comunque provvisorie e saranno aggiornate nelle prossime settimane, quando le previsioni a breve termine permetteranno di definire con maggiore precisione l’andamento di temperature e precipitazioni in Italia e in Europa.



