FOGGIA – Decine di sepolture stanno affiorando una accanto all’altra negli scavi di Siponto, l’antica città oggi frazione di Manfredonia. Tra i resti ci sono uomini, donne, neonati e bambini, e una delle immagini più forti è quella di una madre abbracciata al figlio.
Trovare tante tombe raccolte nello stesso spazio ha aperto nuovi interrogativi tra gli studiosi. Tra le possibilità c’è anche quella di un’epidemia nel Duecento, ma sarà la ricerca a dire se questa lettura è corretta.
Le sepolture si trovano nel cosiddetto quartiere del porto, alle spalle della Basilica di Santa Maria di Siponto, in una zona che in età romana e medievale doveva affacciarsi direttamente sul mare. Qui stanno tornando alla luce strutture di epoche diverse.
Stando ai ritrovamenti, l’area continuò a essere frequentata anche nel Cinquecento. Ospitava cisterne e campi coltivati, veniva sfruttata per recuperare materiale da costruzione e in alcuni punti era probabilmente ancora abitata.
Nelle settimane scorse, nel cimitero accanto alla chiesa medievale sorta sulle rovine dell’anfiteatro romano, è stata individuata anche una piccola tomba con i resti di 7-8 bambini morti prima di compiere un anno, alcuni dopo pochi mesi di vita.
Secondo gli archeologi sarebbe una delle sepolture più tarde del cimitero, databile tra XIII e XIV secolo. Le numerose tombe di donne e bambini confermano quanto fosse alta la mortalità infantile in quel periodo. Negli scavi di Siponto sono in corso le analisi antropologiche, a cui seguiranno le indagini sul Dna e la datazione al carbonio 14. Si tratta di una delle ultime testimonianze della città prima che la popolazione si spostasse nell’attuale Manfredonia.
Al lavoro ci sono anche studenti arrivati da diverse parti d’Italia, impegnati a misurare, pulire, catalogare e spostare terra e pietre. A guidarli è il team scientifico coordinato dall’archeologo Giuliano Volpe, docente dell’Università di Bari, insieme a Maria Turchiano, Roberto Goffredo e Giovanni De Venuto.



