È una fabbrica di luce che lavora in silenzio. Dal cuore dell’ospedale San Luca di Lucca parte una speranza concreta per chi rischia di perdere la vista. La banca delle cornee ha chiuso il 2025 con numeri da record. Si conferma così un punto di riferimento non solo per la Toscana, ma per l’intera sanità italiana.
Il bilancio è impressionante. In soli dodici mesi sono stati distribuiti 1804 tessuti. Dietro questa cifra fredda ci sono altrettanti pazienti che, da nord a sud, hanno potuto ricevere un trapianto. Il laboratorio lucchese non conosce confini: i suoi prodotti arrivano nelle sale operatorie di Lombardia, Lazio, Piemonte, fino alla Sicilia.
Analizzando i dati nel dettaglio, emerge la qualità del lavoro svolto. Sono stati inviati 800 tessuti corneali e 280 frammenti di membrana amniotica. Ma la vera protagonista dell’anno è un’innovazione recente. Si chiama OmogeM. È una membrana amniotica omogenizzata, ricavata dalla placenta di parti cesarei programmati.
La storia di questo prodotto è un caso di successo. Nato appena due anni fa su intuizione di un oculista toscano, ha superato ogni aspettativa. I risultati clinici sono stati eccellenti e il passaparola tra i chirurghi ha fatto il resto. Le richieste sono esplose: nel 2025 ne sono state distribuite ben 693 unità.
Lorella Cruschelli, responsabile della struttura, sottolinea il valore della rete. Il laboratorio non è un’isola. È l’ultimo anello di una catena complessa che parte dalla donazione e passa per il coordinamento regionale trapianti. L’obiettivo è farsi trovare sempre pronti. Bisogna rispondere in tempo reale alle esigenze dei chirurghi, che cambiano ed evolvono rapidamente.
Non è solo questione di tecnica, ma di persone. La direttrice generale dell’Asl, Maria Letizia Casani, definisce il centro un “fiore all’occhiello“. Un’eccellenza nata nel 1999 e cresciuta costantemente grazie agli investimenti tecnologici.
Oggi, al fianco della dottoressa Cruschelli, lavora una squadra affiatata e competente. Ci sono i biologi Marco Luporini e Daria Colligiani, il medico Caterina Coco e i tecnici Silvia Valsecchi, Elena Benedetti e Serena Cardile. Sono loro a garantire che quel “dono” arrivi a destinazione in perfetta sicurezza, trasformando la generosità di chi non c’è più nella guarigione di chi sta lottando per vedere.



