El Niño continuerà a intensificarsi fino a raggiungere il picco a dicembre e potrebbe rivelarsi uno degli episodi più forti registrati almeno dal 1950. L’avvertimento arriva dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), l’agenzia delle Nazioni Unite per il meteo e il clima, che oggi (8 ottobre) ha diffuso il suo aggiornamento mensile sulle previsioni stagionali globali.
Secondo l’Omm, il fenomeno porterà temperature superiori alla media in gran parte del pianeta e modificherà la distribuzione delle piogge, con un rischio più alto di siccità in alcune aree e di inondazioni in altre. Effetti destinati a sommarsi a quelli del cambiamento climatico causato dalle attività umane.
Cos’è il fenomeno e quanto dura
El Niño è un’anomalia climatica naturale legata al riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale. Si presenta in media ogni due-sette anni e dura generalmente tra i nove e i dodici mesi, alterando la circolazione atmosferica su scala globale.
Il nome, che in spagnolo significa bambino, si deve ai pescatori sudamericani che osservavano il riscaldamento insolito del mare nel periodo natalizio. Gli effetti si fanno sentire a migliaia di chilometri di distanza, con conseguenze su agricoltura, pesca e disponibilità di acqua.
Acque record nel Pacifico tropicale
Le previsioni indicano che nel trimestre ottobre-dicembre la temperatura superficiale del mare nel Pacifico tropicale centrale e orientale salirà a livelli mai registrati. Un riscaldamento che, secondo l’agenzia, inciderà sui modelli meteorologici e avrà conseguenze su economie, ecosistemi e comunità in tutto il mondo.
El Niño si è ormai pienamente instaurato e si sta rafforzando rapidamente. La probabilità che il fenomeno resti attivo almeno fino a febbraio 2027 è vicina al 100%, con un’intensità che potrebbe collocarlo tra i più rilevanti registrati almeno dal 1950.



