Un piccolo guscio conservato in Toscana ha risolto un problema di classificazione zoologica a livello internazionale. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa custodisce infatti l’esemplare che la comunità scientifica ha appena designato come punto di riferimento mondiale per la ‘chiocciola fasciata’, nota con il nome scientifico di Cepaea nemoralis.
Questa specie di chiocciola viene impiegata da oltre un secolo come modello biologico per analizzare la genetica delle popolazioni, i processi evolutivi e le variazioni morfologiche del guscio. Tuttavia, una recente revisione dei materiali originali utilizzati nel 1758 dallo studioso Linneo ha fatto emergere alcune incongruenze. Molti degli esemplari storicamente associati a questa classificazione si sono rivelati appartenenti a un’altra specie, la Cepaea hortensis, mentre di altri animali si sono perse le tracce o l’attribuzione è risultata incerta.
Questa confusione tassonomica rischiava di generare instabilità nella nomenclatura zoologica, con potenziali ricadute negative sulla validità di due secoli di letteratura scientifica dedicata a questo organismo.
Per superare l’ostacolo, i ricercatori Marijn T. Roosen, Menno Schilthuizen e Antonio Callea, quest’ultimo collaboratore del polo museale pisano, hanno pubblicato uno studio sulla rivista Deinsea, intitolato Protecting the names of Cepaea nemoralis (Linnaeus, 1758) and some other well-known helicoids. Il lavoro ha stabilito di eleggere a ‘lectotipo’, ossia a esemplare di riferimento ufficiale per l’identificazione della specie, un reperto specifico conservato nell’ateneo toscano e catalogato con la sigla MSNUP 2376.
L’animale fa parte della storica collezione di Niccolò Gualtieri. Si tratta di un reperto illustrato già nel 1742 e in seguito utilizzato dallo stesso Linneo per la stesura della classificazione del 1758. Gli studiosi hanno appurato che questo è l’unico reperto originale, tra quelli attualmente disponibili, la cui appartenenza alla specie Cepaea nemoralis risulta certa e non controversa.
La designazione del campione pisano garantisce quindi il mantenimento del nome scientifico impiegato dai ricercatori fino a oggi. La vicenda evidenzia la funzione pratica delle collezioni storiche custodite nei musei, che si confermano strumenti operativi indispensabili per la ricerca scientifica contemporanea.



