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Due arresti per lo spaccio di droga all’interno del carcere di Prato con i lanci dall’esterno

Un cittadino italiano di 34 anni e un giovane tunisino di 19 anni usavano una corda e un martello per superare la recinzione

PRATO – Nuovo colpo allo spaccio e al contrabbando all’interno del carcere della Dogaia a Prato, dove nella notte sono stati arrestati due uomini sorpresi a lanciare pacchi oltre le mura di cinta della struttura detentiva. I due, che operavano su commissione dei detenuti, sono stati colti in flagranza di reato mentre utilizzavano una corda e un martello per scagliare il materiale all’interno dell’istituto. Gli arrestati sono un cittadino italiano di 34 anni e un giovane tunisino di 19 anni, entrambi finiti in manette nell’ambito di un’indagine mirata a recidere i canali di rifornimento illeciti verso le celle del penitenziario pratese.

L’operazione ha permesso di recuperare un carico consistente di sostanze stupefacenti e strumenti di comunicazione. Tra il materiale sequestrato figurano 150 grammi di hashish, 60 grammi di cocaina, un telefono cellulare completo di due schede Sim e una pistola scacciacani dotata di quattro colpi. L’intervento degli agenti ha impedito che la droga e il dispositivo elettronico raggiungessero i destinatari, sventando un sistema di consegna ormai consolidato che sfrutta il buio e la posizione isolata del carcere per superare le barriere di sicurezza.

Le indagini si sono poi estese all’abitazione del cittadino italiano situata a Calenzano. Durante la perquisizione domiciliare, gli inquirenti hanno rinvenuto ulteriori dosi di hashish, un bilancino di precisione e materiale vario destinato al confezionamento delle sostanze. Questo ritrovamento conferma il ruolo non marginale dell’uomo nell’organizzazione della filiera, agendo come vero e proprio centro di smistamento e preparazione dei carichi da lanciare oltre il muro di cinta.

L’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza esterna degli istituti penitenziari e sulla persistente sfida posta dai tentativi di introdurre merci proibite tramite lanci o, come emerso in altre inchieste, con l’uso di droni. Per i due arrestati si sono aperte le porte del carcere, questa volta però come detenuti, mentre le autorità continuano a indagare per identificare i mandanti all’interno della Dogaia e stabilire se il gruppo sia responsabile di altri episodi analoghi avvenuti nelle scorse settimane.

© Riproduzione riservata

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