PRATO – Un’operazione congiunta tra Procura, Guardia di finanza e polizia locale ha smantellato un sistema di sfruttamento lavorativo radicato nel distretto tessile pratese, portando all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di un intero nucleo familiare di nazionalità cinese.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Prato e resa nota oggi (18 marzo) ha svelato un meccanismo di illegalità diffusa finalizzato all’abbattimento dei costi e alla massimizzazione dei profitti attraverso l’impiego di manodopera in condizioni degradanti. Al centro dell’inchiesta figura un imprenditore di 53 anni, ritenuto l’amministratore occulto di diverse realtà produttive in via Galcianese, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Provvedimenti restrittivi, tra cui il divieto di dimora in provincia e l’interdizione dall’attività d’impresa per un anno, hanno colpito anche la moglie, il figlio e la nuora dell’uomo.
Le indagini hanno documentato ritmi di lavoro estremi per una decina di operai, di nazionalità cinese e africana, costretti a turni massacranti che raggiungevano le 13 ore medie quotidiane, con picchi di 16 ore, sette giorni su sette. A fronte di questo impegno, i lavoratori ricevevano paghe ampiamente inferiori ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi nazionali. Oltre allo sfruttamento salariale, gli inquirenti hanno individuato un dormitorio di fortuna a pochi metri dal sito produttivo, dove le camere erano state ricavate con pannelli di fortuna per aumentare la capienza, in un contesto di gravissime carenze igienico-sanitarie.
L’inchiesta si inserisce in una più ampia strategia della procura diretta a bonificare l’intera filiera della moda, colpendo non solo chi gestisce direttamente lo sfruttamento ma anche i committenti che ne traggono vantaggio economico esternalizzando la produzione. Tra i principali partner commerciali dell’impresa pratese è emersa infatti una nota società per azioni con sede a Nola, in provincia di Napoli, marchio celebre su scala nazionale e recentemente già destinataria di una misura di amministrazione giudiziaria. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la Spa avrebbe delegato stabilmente parte della produzione di capi d’abbigliamento alle ditte indagate per oltre un triennio, a partire dal 2022.
L’operazione ha visto il supporto fondamentale del Gruppo anti sfruttamento dell’Asl Toscana Centro e sottolinea la linea dura adottata dalle autorità locali contro le zone d’ombra della produzione industriale. Per la Procura di Prato, l’intervento mira a neutralizzare i rapporti opachi tra i grandi marchi e i terzisti che operano fuori dalle regole, tutelando sia la dignità dei lavoratori sia la leale concorrenza sul mercato.



