SIENA – Reimpiegare non solo i 154 lavoratori rimasti nel perimetro aziendale Ex Beko ma tutti i 299 con l’obiettivo di riportare il sito a produzione industriale e garantire occupazione futura al territorio senese. Su questo si sono detti tutti d’accordo in commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd) dove sono stati ascoltati i rappresentanti delle Rsu, il presidente della società Siena Sviluppo Domenico Tudini, il vicesindaco di Siena Michele Capitani, la presidente della Provincia Agnese Tarletti, il consigliere per il lavoro Valerio Fabiani per fare lo stato di avanzamento del piano di reindustrializzazione del sito produttivo. “Il Consiglio regionale presterà la massima attenzione alla vicenda Beko”, ha introdotto Barnini.
A parlare per le rappresentanze sindacali Massimo Martini (Uilm) e Daniela Maniero (Fiom) che hanno ribadito da un lato che l’obiettivo principale rimane la reindustrializzazione del sito per permettere e garantire il reintegro di tutti e 299 lavoratori e dall’altro la fondamentale importanza di tutte le operazioni di bonifica sia per la salute dei lavoratori sia per rendere il sito appetibile ai futuri investitori. “In quell’accordo – hanno ribadito – non abbiamo sottoscritto né una lottizzazione, né una parcellizzazione né dell’azienda né dei lavoratori”, “il soggetto che verrà dovrà presentare un piano industriale per tutto il perimetro occupazionale di 299 lavoratori”.
Per fare il punto sullo stato dell’arte, la parola è passata a Domenico Tudini, presidente della società Siena sviluppo che gestisce la bonifica e la riqualificazione dell’area ex Beko. “È in corso la rimozione degli impianti destinati alla produzione – ha detto Tudini – e “per la bonifica del suolo siamo alla terza fase, si dovranno verificare eventuali inquinamenti anche a valle dello stabilimento. Dobbiamo capire se l’attività di monitoraggio si possa considerare conclusa”. Tudini ha poi parlato della necessità di progettare gli interventi da eseguire come “la riqualificazione dell’immobile”, “la rimozione dei materiali contenenti amianto”, “è in corso – ha aggiunto – la gara per i progetti di fattibilità economica per procedere poi con l’appalto”. “Visto che ad oggi non c’è ancora stato un unico soggetto industriale che concretamente abbia manifestato l’interesse per acquisire l’immobile – conclude – nel documento di progettazione stiamo analizzando la possibilità di progettare due o tre moduli per soggetti diversi”.
Il vicesindaco del comune di Siena Michele Capitani ha ribadito la necessità di “creare le migliori condizioni per il nuovo futuro soggetto industrializzatore”, “l’obiettivo è in fase avviata” e “il tentativo di mitigare le difficoltà è in corso”. Capitani ha ricordato “questi lavoratori dovranno raggiungere il posto di lavoro e la fabbrica dovrà essere in grado di operare in sicurezza e nel miglior modo possibile” per questo “occorre lavorare sui collegamenti e sull’accessibilità”, “a tal proposito ricordo che all’interno dello stabilimento c’è un binario utilizzato per il trasporto delle merci che andrebbe ripristinato”.
Agnese Tarletti presidente della Provincia ha ricordato che la vertenza mette in luce la necessità di una politica industriale sul territorio, “una vertenza portata avanti con forza dai lavoratori fino alla firma di un accordo importante per far sì che manifattura e posti di lavoro restino a Siena”.
“Una vertenza aperta – ha detto il consigliere per il lavoro e le crisi aziendali Valerio Fabiani – in cui siamo stati presenti dal minuto zero”, “si tratta di un sito produttivo che da molto tempo mostra segnali di crisi”. Fabiani ha ricordato che “l’azienda ha beneficiato di forme di finanziamento pubblico nel tempo e di interventi che hanno scongiurato il peggio”. “L’azione continua di monitoraggio – continua – ha consentito alla Regione di intuire alcuni elementi di pericolosità per tempo” anche in riferimento all’ipotesi di fusione Beko Whirpool, un’operazione che sarebbe diventata di monopolio. Fabiani ha parlato dello “strumento innovativo dell’accordo di progetto sulla formazione a beneficio dei lavoratori e dell’azienda”.
“Credo che la mobilitazione dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali insieme al sistema istituzionale abbia prodotto risultati importanti sul piano della tutela dei lavoratori, delle garanzie di continuità reddituale – ha detto Simone Bezzini – e per l’impegno non banale di intervento pubblico verso la reindustrializzazione del sito”. Per Bezzini “adesso bisogna fare una verifica seria finalizzata sia ai risultati conseguiti sia all’obiettivo della reindustrializzazione”. Tra le necessità: “capire a che punto è la bonifica del suolo”, “avere la contezza sui costi e tempi per le bonifiche e le attività di riqualificazione”, “chiarire se attivare la procedura di bonifica da parte della società o affidarle ad eventuali soggetti reindustrializzatori”. Bezzini ha evidenziato la necessità di “un coordinamento tra tutte le operazioni”.
Alla richiesta della consigliera Marcella Amadio (Fdi) sulla tipologia dei corsi di formazione per i lavoratori della ex Beko è stato risposto “i corsi sono legati alla reindustrializzazione dopo un orientamento specialistico”, si tratta di “contenuti trasversali che hanno l’obiettivo di attualizzare le competenze di tutti” come la lingua inglese, l’intelligenza artificiale, la cyber security, il phishing, il ciclo di vita del prodotto e la sostenibilità.
“Credo che per le imprese del territorio che necessitano personale specializzato in ambito manifatturiero, questi corsi con queste materie siano di poco interesse – ha aggiunto Gabriele Veneri (FdI) – non penso che queste siano le richieste di specializzazione provenienti dal mondo delle attività produttive”. Veneri ha poi chiesto chi sia il soggetto “preposto a trovare i player della reindustrializzazione” e se “ci siano figure che contattano aziende importanti per offrigli un’opportunità in Toscana”.
A chiudere la seduta l’intervento della presidente Barnini “è l’advisor, il soggetto individuato per andare alla ricerca di potenziali investitori”. È evidente che si debba continuare a parlare, non di 154 lavoratori ma di 299 perché non tutti i lavoratori fuoriusciti hanno trovato una nuova collocazione professionale e perché dato che questo processo dovrebbe concludersi con un soggetto che riporta il sito a produzione industriale, avere a disposizione una forza lavoro superiore a quella attuale potrebbe essere una ricchezza”. “Mi pare – prosegue – che gli aspetti più controversi siano quelli relativi alla quantità e alla tipologia delle azioni di bonifica”. “Le operazioni – conclude Barnini – tra la fase di individuazione degli interventi, la quantificazione delle risorse necessarie, la messa in sicurezza del sito, sono compatibili con la fase attuale di stallo e chiusura dello stabilimento mentre sono molto più faticose se coincidono con la ripresa dell’attività”.
La commissione si è comunque aggiornata su questo tema, perché in audizione mancavano i rappresentanti dell’azienda. La commissione tornerà ad occuparsi della vicenda Beko nel mese di maggio, dopo che si sarà svolto il nuovo incontro al tavolo ministeriale, ad ora in programma per il 18 maggio, per fare il punto sulla situazione aziendale.



