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Strage Moby Prince: ultimo miglio complicato nella nebbia di 35 anni senza verità

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Il lavoro delle tre commissioni parlamentari d’inchiesta per ricostruire la verità storica della strage del traghetto Moby Prince diretto da Livorno a Olbia è  fondamentale nella ricostruzione di quanto accadde il 10 aprile 1991.

Una strage con 140 vittime tra passeggeri e componenti dell’equipaggio senza scampo sul Moby Prince a fuoco. Le più piccole, le sorelline Ilenia, un anno, e Sara, cinque anni. Un solo superstite, Alessio Bertrand, componente dell’equipaggio.

Una strage che è ferita rinnovata per Livorno, che non dimentica.

Livorno che da allora, oggi col sindaco Luca Salvetti, porta avanti la ricerca di verità insieme alle famiglie delle vittime in prima linea, a partire da Luchino Chessa, figlio del comandante Ugo Chessa, con la moglie Maria Giulia Ghezzani tra le vittime della strage.

Il più grande disastro navale civile italiano, che è anche grande tragedia sul lavoro, quello del Moby Prince nel mare davanti al porto di Livorno.

Una tragedia che avrebbe perfino potuto avere dimensioni ancor più clamorose visto che la capienza del Moby Prince era di circa 1.500 persone.

Sono 35 anni trascorsi senza verità. Senza giustizia. Senza responsabili. Con verità giudiziarie ribaltate dal grande lavoro delle commissioni parlamentari.

Ma quello che la terza commissione parlamentare presieduta da Pittalis, l’attuale al lavoro, ha definito ultimo miglio verso la verità storica è un ultimo miglio  che si sta rivelando molto, molto, complicato.

La terza commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Pietro Pittalis porta avanti nel segno della continuità il lavoro con le conclusioni a cui è giunta la precedente commissione, chiusasi nel settembre 2022, presieduta dal livornese Andrea Romano, di cui Pittalis era vicepresidente con Manfredi Potenti. Secondo la quale “l’ipotesi più probabile” è che il Moby Prince sarebbe finito contro Agip Abruzzo “che era in una zona dove non doveva essere” per evitare una collisione con una possibile terza nave. 

A oggi non è stato ancora possibile risalire al nome di quella possibile terza nave.

In questo ultimo miglio molto complicato si leggano i verbali delle audizioni svolte dalla commissione presieduta da Pittalis. Pieni, stracolmi di “non ricordo”  motivati in nome di decenni ormai trascorsi dal 10 aprile 1991.

Con ricordi che, quando ci sono, sono anche altro da quanto acquisito dalle commissioni parlamentari d’inchiesta. Come la nebbia che quella sera era assente, ha stabilito la seconda commissione parlamentare e ribadito l’attuale terza commissione. Ma che talvolta compare in alcuni ricordi nelle audizioni parlamentari.

Una nebbia che, ha detto in audizione lo scorso febbraio Vittorio Ruggiero, nostromo Agip Abruzzo la sera del disastro, lui ha visto: “C’era nebbia”, a verbale. Poi, a domanda della deputata Chiara Tenerini, commissaria, il nostromo Ruggiero: “Non era una nebbia che prendeva tutta la rada, prendeva tutto Livorno: erano tocchi di nebbia che c’erano, un tocco qui, un altro tocco là. Era un fenomeno che effettivamente non ho visto da nessuna parte del mondo”.

Una nebbia per il nostromo della Agip Abruzzo addirittura “Era un fenomeno che ho notato soltanto quella volta“.

Una nebbia che da 35 anni avvolge la verità.

La nebbia non ha avuto alcuna incidenza sul verificarsi della collisione. Ha semmai e immotivatamente costituito una, se non la principale, causa di giustificazione della conclamata disorganizzazione che ha contraddistinto la fase dei soccorsi che avrebbero dovuto essere coordinati dalla Capitaneria di porto”, si legge nella relazione finale della commissione parlamentare presieduta da Romano del settembre 2022.

Come sottolineato anche da Pittalis, “Negli atti di indagini in tutte le audizioni che abbiamo avuto modo di ascoltare non si è mai palesato un profilo di attività che non corrispondesse ai canoni di diligenza e perizia da parte del personale dell’equipaggio della Moby e in particolare del comandante Chessa“.

Un equipaggio che, hanno determinato le commissioni parlamentari, si è “comportato in maniera eccellente, esemplare, eroica“.

“Abbiamo la certezza del ritardo soccorsi. Per amore di verità storica è il punto su cui insisteremo per capire quante vite si sarebbero potute salvare se ci fossero stati i soccorsi tempestivi e adeguati da parte organi preposti, mi riferisco in particolare alla capitaneria di porto”.

Stefania Saccardi, presidente Consiglio regionale Toscana: “Moby Prince è una ferita ancora aperta per tutta la Toscana segnata da troppe ombre e contraddizioni che a distanza di tanti anni non hanno trovato una risposta. I lavori della commissione parlamentare d’inchiesta e le indagini ancora in corso rappresentano un passaggio importante e fondamentale per fare piena luce”.

Il 10 aprile 1991 morirono 140 persone a bordo del Moby Prince.

Il 10 aprile 2026 la commemorazione per la prima volta senza Loris Rispoli, tra coloro sempre in prima linea per la ricerca della verità. La sorella Liana, nemmeno 30 anni,  quella sera era a bordo del Moby Prince.

Livorno ricorda le vittime come sempre con una giornata di iniziative che si concludono con il corteo cittadino istituzionale capitanato da sindaco Salvetti e Regione Toscana che da via Grande arriva al porto Mediceo.

Una per una vengono ricordate le vittime.

Per loro, una rosa affidata al mare nella ricerca senza sosta della verità.

 

 

 

© Riproduzione riservata

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