“Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo: non è un termine che usiamo con leggerezza, ma dal momento in cui una persona ti punta un mitra e ti sequestra portandoti in un luogo in cui non hai nessun diritto”.
Visibilmente provati, Antonella Bundu e Dario Salvetti hanno testimoniato quanto subito nella detenzione in Israele dopo l’arresto in acque internazionali mentre si trovavano a bordo della Global Sumud Flotilla diretti verso Gaza.
Antonella Bundu, candidata presidente Toscana Rossa regionali Toscana 2025, e Dario Salvetti, esponente ex Gkn, hanno raccontato la detenzione in Israele venerdì 22 maggio 2026 nell’area ex Gkn di Campi Bisenzio, Firenze.
Una detenzione di cui abbiamo visto alcune immagini nel video diffuso via X dal ministro israeliano Ben Gvir. Con gli attivisti della Flotilli legati mani dietro la schiena in ginocchio faccia a terra. Con Antonella Bundu i polsi ammanettati con fascette dietro la schiena trascinata tenuta stretta per il collo.
Cinque i toscani arrestati da Israele. Con i fiorentini Bundu e Salvetti ci sono i livornesi Claudio e Federico Paganelli, Alfonso Coletta, medico senese.
Giovedì 21 maggio il volo verso Istanbul, poi il rientro in Italia.
La testimonianza di Antonella Bundu e Dario Salvetti.
“In un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso pallini“.
Proseguono: “Qualsiasi cosa che abbiamo vissuto è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i palestinesi, e noi abbiamo vissuto tutto questo nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito. Abbiamo saputo che c’è stata indignazione per le immagini di Ben Gvir, dei prigionieri sequestrati e seduti per terra ma è stato uno dei momenti più leggeri. Qualsiasi spostamento facessimo eravamo sempre ammanettati con delle fascette e sempre con la testa abbassata. A volte ti tenevano la testa così in basso che non riuscivi a camminare. Ognuno di noi ha vissuto cose simili ma diverse, ognuno di noi è stato torturato in maniera diversa”.
“Sappiamo dell’uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo. In continuazione risuonava l’inno di Israele”.
Poi: “Nella prima parte ci hanno maltratto e nella seconda ci hanno torturato perché fossimo noi a chiedere di andare via, così che loro potessero avere una copertura legale per non ammettere di averci rapiti”.



