AREZZO – Un piano lucido, terrificante, ispirato alle peggiori stragi scolastiche americane e alimentato dal culto del suprematismo bianco. Nelle prime ore di oggi (30 marzo) i Carabinieri del Ros hanno fatto scattare l’operazione Hate, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di L’Aquila, che ha portato all’arresto di un diciassettenne di origini pescaresi, residente in provincia di Perugia, e alla perquisizione di altri sette giovanissimi tra Abruzzo, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna.
Le accuse nei confronti del diciassettenne sono pesantissime: propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa, aggravate dalla detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Secondo gli inquirenti, il giovane non si limitava all’odio verbale, ma era in possesso di veri e propri manuali per la fabbricazione di ordigni bellici e armi da fuoco attraverso la tecnologia 3D.
Tra i documenti sequestrati figurano istruzioni per il sabotaggio di servizi pubblici e, dato ancora più allarmante, la ricetta per sintetizzare il Tatp (perossido di acetone). Nota come la ‘madre di Satana’, questa sostanza è nota per la sua estrema pericolosità ed è tristemente celebre per essere stata utilizzata nelle stragi terroristiche di Parigi e Bruxelles.
L’indagine, nata nell’ottobre 2025 da una costola dell’operazione Imperium della Dda di Brescia, ha svelato l’esistenza di un ecosistema virtuale transnazionale. Il minore era in contatto diretto con i vertici del gruppo Telegram Werwolf Division, un canale intriso di ideologie neonaziste e accelerazioniste, dove i responsabili di stragi di massa come Anders Breivik (Oslo) e Brenton Tarrant (Christchurch) venivano venerati come ‘santi0 da emulare.
Proprio l’emulazione era l’obiettivo finale: il diciassettenne aveva manifestato l’esplicito intento di compiere una strage in un istituto scolastico, ricalcando il massacro della Columbine High School del 1999, per poi concludere l’azione con il proprio suicidio.
Oltre all’arresto del giovane pescarese, trasferito in un Istituto Penale Minorile, il Ros ha eseguito sette perquisizioni nelle province di Teramo, Pescara, Perugia, Bologna e Arezzo. Gli indagati, tutti minorenni, farebbero parte della stessa rete social suprematista, descritti dagli inquirenti come soggetti profondamente affascinati dalla violenza estrema e permeabili alla propaganda d’odio.



