FIRENZE – Gli ingredienti fondamentali per la nascita della vita non si sono formati sui pianeti, ma vagavano nel cosmo molto prima che le stelle si accendessero. A confermare questa teoria è l’individuazione di una complessa struttura chimica nel cuore della nostra galassia, frutto del lavoro di un team internazionale con una forte impronta italiana e toscana.
Gli scienziati hanno rintracciato nello spazio interstellare la più grande molecola organica solforata mai osservata finora. Composta da tredici atomi — inclusi carbonio, idrogeno e zolfo — prende il nome scientifico di 2,5-cicloesadiene-1-tione (C₆H₆S). La rilevazione è avvenuta puntando i radiotelescopi verso la nube molecolare identificata come ‘G+0.693-0.027’. Si tratta di una regione remota, distante circa 27mila anni luce dalla Terra e situata nei pressi del centro della Via Lattea. La particolarità di quest’area è l’assenza di stelle attive: una ‘culla’ fredda dove la chimica primordiale agisce indisturbata.
Il ritrovamento, pubblicato su Nature Astronomy, è considerato cruciale per la presenza dello zolfo all’interno della molecola. Questo elemento è infatti un pilastro biologico, indispensabile per i processi metabolici, le proteine e gli aminoacidi che sostengono la vita sulla Terra. Trovare una struttura così complessa in una nube priva di stelle suggerisce che la “chimica della vita” sia molto più antica dei sistemi solari stessi. I mattoni biologici si aggregherebbero già nelle fasi iniziali dell’evoluzione galattica, pronti per essere poi inglobati da futuri corpi celesti, in modo simile a quanto osservato nei composti delle comete.
Dietro questo risultato, coordinato dal Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (Mpe) tedesco, c’è un contributo decisivo dell’astrofisica italiana. Nel team guidato dal giapponese Mitsunori Araki figurano infatti tre scienziati nostrani. Tra loro spiccano due professioniste legate alla Toscana: Paola Caselli, originaria di Follonica (Grosseto) e attuale direttrice del Centro per gli studi astrochimici del Max Planck, e Laura Colzi, laureata all’Università di Firenze e oggi group leader al Centro di Astrobiologia di Madrid. A completare il tridente italiano c’è Valerio Lattanzi (laureato a La Sapienza), coordinatore dello studio per l’istituto tedesco. È stato proprio Lattanzi a definire questa scoperta un vero e proprio “anello mancante” per comprendere come la chimica biologica abbia origini cosmiche, antecedenti alla formazione stellare.
Il catalogo delle specie molecolari interstellari conta ora oltre 300 elementi, ma la caccia continua: gli autori prevedono di individuare presto altre molecole solforate complesse, combinando le osservazioni radioastronomiche con test di laboratorio ad altissima precisione.



