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Donne colonna invisibile del sistema economico e sociale

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Le donne italiane raggiungono un livello di istruzione superiore agli uomini, ma è un vantaggio di partenza che non si traduce in pari opportunità di lavoro.
E se all’ingresso nel mercato del lavoro il divario sembra apparire contenuto, nel corso della vita professionale tende ad allargarsi progressivamente, fino a tradursi in un gap pensionistico del 28,7% a sfavore delle donne.
Il gap di genere occupazionale in Italia come sappiamo, vede l’occupazione femminile in Italia ben consolidata  all’ultima posizione in Europa, come emerso un mese fa dall’ultimo report Eurostat.
Nuovo rapporto Italia Generativa realizzato dal Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies (ARC) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promossa da Fondazione Poetica e supportata da Unioncamere, presentato a Roma nei giorni scorsi.
Per quanto riguarda la Toscana,  Firenze è l’unica provincia in cui la retribuzione media annua delle donne supera i 20mila euro, attestandosi a 20.710 euro.
Ma il gap salariale anche a Firenze rimane alto, con in media 7.103 euro in meno rispetto agli uomini.
Seconda provincia toscana per reddito delle donne è Siena con 19.670 euro all’anno, divario reddituale con gli uomini meno 6.345 euro.
Terza  Arezzo con 18.622 euro, divario reddituale con gli uomini meno 6.408 euro.
L’Italia, si legge nel report, “si confronta oggi con una contraddizione profonda e strutturale che ne blocca la crescita: mentre le donne rappresentano una componente fondamentale del sistema economico e sociale, il loro contributo resta in larga parte invisibile, sottoutilizzato e non pienamente riconosciuto”.
Il titolo del rapporto “Richiama questa ambivalenza non più accettabile: le donne sostengono il Paese attraverso il lavoro e la cura, ma non ne abitano ancora pienamente i luoghi a causa di profondi disequilibri in termini di riconoscimento, valorizzazione, equità, potere, opportunità. Rendere visibile questa colonna e liberare il prezioso potenziale delle donne è oggi una priorità per l’intero Paese. Non solo per giustizia, ma per garantire un futuro migliore e durevole all’Italia”.

 

Secondo il rapporto, “Competenze e risultati non sono sufficienti a garantire alle donne percorsi equi. Reti relazionali, fiducia, mentorship, culture organizzative sostenibili e modelli di lavoro flessibili possono fare la differenza. In assenza di ambienti inclusivi e trasparenti, nei linguaggi come nelle pratiche, le disuguaglianze di genere si riproducono anche senza discriminazioni esplicite“.

Emerge inoltre come la maternità sia “snodo critico che ridefinisce al ribasso le traiettorie professionali’.

E come la gestione della cura di figli e di anziani, della casa e dell’educazione sia ancora largamente delegata alle famiglie e, al loro interno, alle donne.

“La dipendenza economica limita l’autonomia delle donne e le espone maggiormente a forme di violenza, anche invisibili. Il legame tra condizioni economiche e libertà personale è diretto e richiede interventi sia culturali che strutturali, oltre la pura emergenza”.

© Riproduzione riservata

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