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No Ue a gas da Russia. Altri 90 miliardi per Zelensky 

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Da un lato il commissario Ue energia Jorgensen che chiude la porta agli appelli del vicepremier Salvini per tornare a comprare il gas dalla Russia. “La decisione della Commissione è molto, molto chiara. Non importeremo più neanche una sola molecola di energia russa in futuro”.

Con tanto di pietra tombale sancita dalle dichiarazioni russe contro la premier Meloni che, va da sé, non mettono certo un vicepremier nella posizione di reiterare l’appello pro gas russo.

Dall’altro Accelerate Eu, piano presentato dalla Commissione Europea per far fronte all’aumento dei costi energetici.

“Penso che l’Europa debba essere molto più coraggiosa. Chiaramente apprezzo la proposta che ha fatto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen sul tema dell’energia. E’ un passo in avanti, ma non è sufficiente”, commenta la premier Meloni.

Von der Leyen al termine del vertice Ue informale a Cipro, venerdì 24 aprile: “Se si considerano Next Generation Eu, i fondi di coesione e il fondo di modernizzazione, si parla di circa 300 miliardi di euro disponibili per investimenti nel settore energetico. Di questi, 95 miliardi non sono ancora stati utilizzati. Pertanto, ho esortato gli Stati membri a utilizzare questi fondi. È fondamentale farlo”.

A cui fa seguito il pacchetto di sanzioni Ue numero venti contro la Russia.

Con tanto di via libera finale Ue al prestito di 90 miliardi all’Ucraina. Entrambi i fascicoli sono stati adottati all’unanimità durante il vertice Ue ad Ayia Napa, Cipro, che detiene la presidenza di turno semestrale dei 27 componenti Ue.

Con tanto di raccomandazione di Zelensky di fare in fretta: “E’ importante che i fondi vengano erogati il prima possibile. I fondi ci consentiranno di aumentare la nostra produzione nella difesa. Continueremo a spingere la Russia verso la vera diplomazia per porre fine alla guerra”.

In tutto questo l’Italia resta dentro la procedura europea di infrazione. Con il rapporto deficit/Pil al 3.1%, un punto sopra la soglia del 3%.

Ma la colpa è del superbonus varato dall’ex premier Conte, non ha dubbi la premier Meloni, leader FdI. “La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”.

“Superscusa“, la replica dell’ex premier Conte, leader M5S: “Ci ha messo una intera giornata per trovare uno straccio di giustificazione al fallimento economico del suo Governo. Un fallimento che purtroppo penalizza tutti noi, certificato dai dati di oggi. Poco fa Meloni ha avuto l’illuminazione. La voragine delle spese sul riarmo, con aumenti di 12 miliardi l’anno sulle spese militari? I 14 miliardi buttati sul plastico del ponte sullo stretto? Il miliardo buttato nei Centri in Albania? I tagli a investimenti, sanità e scuola che ha firmato in Europa? I record sulle tasse? I 3 anni di crollo della produzione industriale senza un piano industriale? Il rifiuto di tassare gli extraprofitti di banche e aziende energetiche? Macché. È tutta colpa del superbonus!”.

“Presidente Meloni, parlaci piuttosto dei 209 miliardi che ti abbiamo lasciato da spendere e che non hai nemmeno saputo mettere a terra. Hai trovato la tavola riccamente imbandita e sei stata così incapace da impoverire famiglie e imprese”.

© Riproduzione riservata

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